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ESG: La bussola normativa per un futuro sostenibile in Europa

La sostenibilità è un pilastro fondamentale del Green Deal europeo, un ambizioso piano per rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. In questo contesto, la Normativa ESG assume un ruolo di primaria importanza, fornendo una bussola per orientarsi nel complesso panorama degli investimenti sostenibili e guidare la transizione verso un’economia più verde e resiliente.

La genesi della Normativa ESG

Le radici della Normativa ESG si possono rintracciare nella crescente consapevolezza delle sfide globali, come il cambiamento climatico, l’esaurimento delle risorse naturali e le disparità sociali. La Commissione Europea ha identificato la finanza sostenibile come uno strumento chiave per affrontare queste sfide e ha avviato un percorso normativo per indirizzare i flussi di capitali verso attività economiche sostenibili.

Regolamento UE 2019/2088 SFDR

Il Regolamento UE 2019/2088, noto anche come SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation), è un punto di riferimento cruciale per la trasparenza e la divulgazione delle informazioni ESG nel settore finanziario. Esso impone agli operatori finanziari di fornire informazioni chiare sui rischi e sugli impatti ESG dei loro investimenti, al fine di consentire agli investitori di prendere decisioni informate.

Obiettivo: migliorare la trasparenza delle informazioni ESG integrate nei processi decisionali di investimento.

Applicazione: a gestori patrimoniali, compagnie di assicurazione e consulenti finanziari.

Principali obblighi:

Pubblicazione di informazioni sulla strategia di integrazione dei rischi ESG.

Dichiarazione di conformità ai principi SFDR.

Segnalazione degli indicatori di sostenibilità.

Livelli di dettaglio crescenti (livello 1 dal 10 marzo 2021, livello 2 in fase di definizione).

Obbligo di classificazione delle informazioni ESG secondo la Tassonomia europea.

Regolamento Tassonomia (Link Testo qui) oppure download

La Tassonomia rappresenta un sistema di classificazione armonizzato a livello europeo, mirato a definire quali attività economiche possono essere considerate sostenibili. Questo strumento fornisce una guida fondamentale per identificare le attività che contribuiscono in modo significativo agli obiettivi ambientali dell’UE, facilitando così gli investimenti in progetti verdi e sostenibili.

Obiettivo: creare un sistema di classificazione comune per le attività economiche sostenibili.

Struttura: sei macro-obiettivi ambientali e criteri tecnici per classificare le attività.

Benefici:

Migliore comparabilità degli investimenti sostenibili.

Prevenzione del greenwashing.

Orientamento degli investimenti verso attività realmente sostenibili.

Sviluppo di nuovi prodotti finanziari e servizi.

Contributo alla decarbonizzazione dell’economia europea.

Normativa ESG: CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) Link testo qui oppure Download

Il CSRD è una proposta legislativa dell’UE che mira a rafforzare la rendicontazione delle imprese in materia di sostenibilità. Questo nuovo quadro normativo estenderà l’obbligo di rendicontazione ESG a un numero più ampio di società, garantendo una maggiore trasparenza e responsabilità sulle questioni ambientali, sociali e di governance. L’introduzione della Corporate Social Responsibility Directive amplia notevolmente il perimetro di aziende coinvolte nella redazione dell’informativa di sostenibilità rispetto all’attuale NFRD (Non-Financial Reporting Directive)

Obiettivo: estendere l’obbligo di rendicontazione non finanziaria a un numero maggiore di aziende.

Applicazione: a circa 49.000 aziende europee con oltre 250 dipendenti. (in Italia circa 4000)

Su questa direttiva è bene dilungarsi sulla gradualità dell’applicazione prevista.

La CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) si applica a un’ampia gamma di aziende europee, con l’obiettivo di aumentare la trasparenza e la comparabilità delle informazioni sulla sostenibilità.

L’obbligo di rendicontazione avrà un’estensione graduale, suddivisa in tre fasi:

1° gennaio 2024:

Grandi imprese di interesse pubblico:

Superano il numero medio di 500 dipendenti durante l’esercizio.

Imprese madri di un grande gruppo:

Superano il numero medio di 500 dipendenti durante l’esercizio (su base consolidata).

1° gennaio 2025:

Grandi imprese:

Superano due di tre criteri alla data di chiusura del bilancio:

Totale dell’attivo di stato patrimoniale: 20 milioni di euro.

Ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: 40 milioni di euro.

Numero medio di dipendenti occupati nell’esercizio: 250.

Imprese madri di un grande gruppo:

Superano i criteri sopra elencati su base consolidata.

1° gennaio 2026:

PMI e enti di interesse pubblico (non microimprese):

Rientrano nella definizione di “grandi imprese” secondo i criteri sopra elencati.

Imprese di assicurazione e riassicurazione captive:

Di grande dimensione o di interesse pubblico.

Principali obblighi per le aziende :

Pubblicazione di un report di sostenibilità con informazioni su aspetti ambientali, sociali e di governance.

Assicurazione della revisione contabile del report.

Utilizzo di standard di rendicontazione riconosciuti (es. EFRAG,GRI).

Collegamento tra rendicontazione finanziaria e non finanziaria.

Coinvolgimento degli stakeholder.

CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive) Download

La CSDDD è una proposta volta a garantire che le aziende rispettino gli standard ESG lungo l’intera catena di approvvigionamento. Questa direttiva imporrebbe alle aziende di condurre una diligente valutazione dei rischi e degli impatti ESG nelle loro attività commerciali, garantendo che le questioni ESG siano prese in considerazione a ogni fase del processo produttivo.

Obiettivo: rafforzare la due diligence delle aziende in materia di diritti umani e ambiente.

Applicazione: a tutte le aziende europee con più di 500 dipendenti e a quelle con sede nell’UE con più di 1.000 dipendenti all’estero.

Principali obblighi:

Identificazione e valutazione dei rischi di impatto negativo su diritti umani e ambiente.

Adozione di misure per prevenire e mitigare tali rischi.

Pubblicazione di un piano di due diligence.

Coinvolgimento degli stakeholder.

Riferimento a principi e linee guida internazionali (es. Principi Guida ONU su Imprese e Diritti Umani).

Normativa ESG: Direttiva Greenwashing Download


Direttiva Europea 2024/825: un passo avanti contro il greenwashing e per la tutela dei consumatori

La Direttiva (UE) 2024/825, adottata il 28 febbraio 2024, rappresenta un passo avanti significativo nella lotta contro il greenwashing e nel rafforzamento della tutela dei consumatori nel contesto della transizione verde.

Cosa significa greenwashing?

Il greenwashing si verifica quando un’azienda o un’organizzazione fa affermazioni false o esagerate sull’impatto ambientale dei suoi prodotti o servizi per trarre vantaggio dai consumatori sempre più attenti all’ambiente.

Cosa fa la Direttiva?

La Direttiva introduce diverse misure per contrastare il greenwashing, tra cui:

  • Divieto di affermazioni generiche e vaghe: le aziende non potranno più utilizzare termini come “sostenibile”, “ecologico” o “green” senza fornire informazioni precise e verificabili a supporto delle loro affermazioni.
  • Obbligo di informazioni chiare e trasparenti: le aziende dovranno fornire informazioni specifiche sull’impatto ambientale dei loro prodotti, come l’impronta di carbonio o l’uso di risorse.
  • Metodologie di calcolo armonizzate: saranno sviluppate metodologie comuni per la valutazione dell’impatto ambientale dei prodotti, in modo da garantire la comparabilità delle informazioni fornite dalle diverse aziende.
  • Maggiori controlli e sanzioni: le autorità nazionali saranno responsabili del controllo del rispetto della Direttiva e potranno applicare sanzioni in caso di violazioni.

Quali sono i benefici per i consumatori?

La Direttiva offre ai consumatori diversi vantaggi, tra cui:

  • Maggiore consapevolezza: i consumatori saranno in grado di fare scelte di consumo più informate e consapevoli, basandosi su informazioni accurate e comparabili.
  • Protezione da pratiche ingannevoli: i consumatori saranno meno vulnerabili alle false affermazioni delle aziende e avranno maggiore tutela in caso di acquisto di prodotti “green” non conformi.
  • Sostegno alla transizione verde: la Direttiva contribuirà a promuovere prodotti e servizi realmente sostenibili, favorendo la transizione verso un’economia più verde.

Cosa devono fare le aziende?

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Entro il 27 marzo 2026, gli Stati membri adottano e pubblicano le misure necessarie per conformarsi alla presente
direttiva.

La Aziende dovranno quindi rivedere le loro pratiche di comunicazione e marketing per garantire che siano conformi ai nuovi requisiti di trasparenza e accuratezza.