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	<description>sostenibilità, digital marketing e social media</description>
	<lastBuildDate>Sun, 07 Jun 2026 18:51:29 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Normativa ENormativa ESG per le PMI della Moda: la Guida Completa al 2026</title>
		<link>https://www.parryassociati.com/normativa-enormativa-esg-per-le-pmi-della-moda-la-guida-completa-al-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Parry]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 17:58:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[CSRD E NORMATIVA ESG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La moda italiana è nel mezzo di una rivoluzione normativa. Sei pronto? Il settore fashion è da sempre uno dei [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.parryassociati.com/normativa-enormativa-esg-per-le-pmi-della-moda-la-guida-completa-al-2026/">Normativa ENormativa ESG per le PMI della Moda: la Guida Completa al 2026</a> proviene da <a href="https://www.parryassociati.com">Parry &amp; Associati</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="4965" class="elementor elementor-4965" data-elementor-post-type="post">
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<p class="wp-elements-bc7556552ea09636c6aab8c60e21e561"><strong>La moda italiana è nel mezzo di una rivoluzione normativa. Sei pronto?</strong></p>

<p>Il settore fashion è da sempre uno dei simboli del Made in Italy nel mondo. Ma oggi, per la prima volta, essere un&#8217;eccellenza non basta più: bisogna anche dimostrarlo con dati, documentazione e trasparenza certificata.</p>

<p>Dal Digital Product Passport al Regolamento Ecodesign, dalla Direttiva Greenwashing alla Responsabilità Estesa del Produttore, il quadro normativo europeo sta ridisegnando le regole del gioco per tutte le imprese tessili e dell&#8217;abbigliamento — grandi e piccole.</p>

<p>In questo articolo trovi una mappa completa delle normative ESG che interessano le PMI della moda nel 2026, con le scadenze concrete e le priorità operative. In fondo puoi scaricare la scheda settoriale gratuita e fare il nostro ESG Diagnostic.</p>

<p>Il contesto: perchè il 2026 è un anno cruciale per la moda</p>

<p>Il Monitor for Circular Fashion Report 2025/2026 di SDA Bocconi evidenzia come la regolamentazione europea, il Digital Product Passport e l&#8217;intelligenza artificiale stiano accelerando la trasformazione del settore tessile, rendendo circolarità, competenze e collaborazione leve strategiche per innovazione e crescita.</p>

<p>Non è più una questione di sensibilità ambientale o di marketing green. È una questione di accesso al mercato: le imprese che non si adeguano rischiano di non poter più vendere nell&#8217;Unione Europea o di perdere contratti con i grandi retailer già soggetti agli obblighi CSRD.</p>

<p><em>La circolarità nella moda non è più un&#8217;opzione, bensı̀ una leva strategica di competitività industriale.</em></p>

<h3 class="wp-block-heading">Le 5 normative chiave per le PMI della moda</h3>

<p><strong>1. ESPR — Il Regolamento Ecodesign (UE 2024/1781)</strong></p>

<p>Il Regolamento per la Progettazione Ecocompatibile dei Prodotti Sostenibili è entrato in vigore il 18 luglio 2024 ed è lo strumento più impattante per il settore fashion nei prossimi anni. Il tessile è esplicitamente tra le categorie prioritarie del Working Plan 2025-2030. Gli atti delegati specifici per l&#8217;abbigliamento sono attesi tra fine 2026 e 2027 e introdurranno requisiti su:</p>

<ul class="wp-block-list">
<li>Durabilità e riparabilità del prodotto</li>

<li>Contenuto di materiali riciclati minimo</li>

<li>Smontabilità per il fine vita</li>

<li>Digital Product Passport obbligatorio</li>

<li>Divieto di distruggere tessuti e calzature invenduti (grandi imprese, luglio 2026)</li>
</ul>

<figure class="wp-block-table">
<table class="has-fixed-layout">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Cosa fare ora</strong> Avviare un&#8217;analisi LCA sui prodotti principali e mappare la composizione dei materiali. Chi parte prima avrà meno fretta quando arriveranno gli atti delegati.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</figure>

<p><strong>2. Digital Product Passport (DPP) — La carta d&#8217;identità digitale del prodotto</strong></p>

<p>Il DPP è la novità più concreta per le imprese fashion. Introdotto dal Regolamento ESPR (UE 2024/1781), assegna a ciascun bene immesso sul mercato europeo un&#8217;identità digitale con tutte le informazioni rilevanti sulla sua sostenibilità. I marchi dovranno esporlo tramite QR code sulle etichette o direttamente sui siti e-commerce. Il DPP dovrà contenere:</p>

<ul class="wp-block-list">
<li>Carbon footprint di prodotto e analisi del ciclo di vita (LCA)</li>

<li>Percentuale di materiali riciclati e provenienza geografica</li>

<li>Grado di riparabilità e istruzioni per il fine vita</li>

<li>Tracciabilità della filiera produttiva</li>
</ul>

<p>La principale criticità per le PMI italiane riguarda la gestione della supply chain: molte lavorano con fornitori distribuiti in più paesi, spesso senza sistemi digitali di tracciabilità. Nel marzo 2026 il JRC della Commissione Europea ha pubblicato la metodologia tecnica definitiva (JRC145830) per i requisiti di dati del DPP nel tessile: i tempi si stanno accorciando.</p>

<figure class="wp-block-table">
<table class="has-fixed-layout">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Scadenze</strong> Atti delegati per il tessile attesi tra fine 2026 e 2027. Le imprese avranno poi 18 mesi per adeguarsi.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</figure>

<p><strong>3. Direttiva Greenwashing (UE 825/2024) — In vigore ora</strong></p>

<p>Questa è la norma con l&#8217;impatto più immediato. In vigore dal 26 marzo 2024 e in fase di recepimento nazionale, vieta esplicitamente:</p>

<ul class="wp-block-list">
<li>Dichiarazioni ambientali generiche: &#8220;eco-friendly&#8221;, &#8220;green&#8221;, &#8220;sostenibile&#8221;, &#8220;rispetta la natura&#8221; senza prove verificabili</li>

<li>Claim basati su compensazioni di CO2 che non riducono le emissioni dirette del prodotto</li>

<li>Marchi di sostenibilità non certificati da terze parti accreditate</li>
</ul>

<figure class="wp-block-table">
<table class="has-fixed-layout">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Cosa fare ora</strong> Audit completo dei materiali di comunicazione: sito, cataloghi, etichette, social media. Rimuovi o documenta con certificazione ogni claim ambientale presente.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</figure>

<p><strong>4. EPR — Responsabilità Estesa del Produttore per il tessile</strong></p>

<p>La Responsabilità Estesa del Produttore obbliga produttori e importatori di abbigliamento a contribuire finanziariamente alla raccolta, al riutilizzo e al riciclo dei prodotti tessili a fine vita. L&#8217;Italia è in fase di recepimento nel 2025-2026. Nella pratica le imprese dovranno:</p>

<ul class="wp-block-list">
<li>Iscriversi a un sistema collettivo di gestione EPR</li>

<li>Pagare un contributo proporzionale ai volumi immessi sul mercato</li>

<li>Rendicontare annualmente i quantitativi di prodotto</li>
</ul>

<p>Chi è coinvolto: qualsiasi impresa che produce o importa abbigliamento, calzature e accessori tessili sul mercato italiano o europeo, indipendentemente dalla dimensione.</p>

<p><strong>5. CSRD e l&#8217;effetto filiera — La pressione che arriva dai grandi clienti</strong></p>

<p>Le PMI della moda non sono direttamente soggette agli obblighi CSRD. Con il Pacchetto Omnibus I (Direttiva UE 2026/470, in vigore dal 18 marzo 2026) la soglia è salita a oltre 1.000 dipendenti E 450 milioni di euro di fatturato. Ma questo non significa poter ignorare il tema.</p>

<p>I grandi brand soggetti a CSRD devono rendicontare anche le emissioni e i dati ESG della loro filiera (Scope 3). Una PMI che produce conto terzi può trovarsi a dover rispondere a questionari su: emissioni del ciclo produttivo, percentuale di materiali certificati, politiche di lavoro equo, codice etico, sicurezza sul lavoro. Rifiutarsi equivale spesso a perdere il contratto.</p>

<figure class="wp-block-table">
<table class="has-fixed-layout">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Lo standard VSME</strong> Pubblicato da EFRAG (dicembre 2024), raccomandato dalla Commissione UE (luglio 2025). È lo strumento progettato esattamente per rispondere a queste richieste in modo strutturato e proporzionato. Il Value Chain Cap protegge le PMI da richieste di dati sproporzionate.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</figure>

<h3 class="wp-block-heading">Le priorità operative per le PMI della moda nel 2026</h3>

<ol class="wp-block-list">
<li>Priorità 1 — Audit della comunicazione (da fare subito). Verifica tutti i claim ambientali su sito, etichette, cataloghi e social. La Direttiva Greenwashing è già in vigore.</li>

<li>Priorità 2 — Mappatura della filiera. Identifica fornitori di materie prime, composizione dei materiali e origine geografica. È il requisito base per il futuro DPP.</li>

<li>Priorità 3 — Adozione del VSME Base. Struttura una risposta organizzata alle richieste ESG dei grandi clienti: consumi energetici, emissioni, salute e sicurezza, codice etico.</li>

<li>Priorità 4 — Preparazione al DPP. Raccogli e organizza i dati di prodotto: composizione materiali, country of origin, istruzioni per la cura e il fine vita.</li>

<li>Priorità 5 — Monitoraggio EPR. Tieni d&#8217;occhio il recepimento italiano dell&#8217;obbligo EPR tessile e preparati all&#8217;iscrizione al sistema di gestione collettiva.</li>
</ol>

<h3 class="wp-block-heading">Il vantaggio di chi inizia oggi</h3>

<p>Le imprese che sapranno utilizzare il Digital Product Passport non solo per adempiere agli obblighi, ma come strumento di comunicazione affidabile e basato su dati, potranno rafforzare la propria brand reputation, consolidare la fiducia degli stakeholder e differenziarsi in modo duraturo rispetto ai concorrenti.</p>

<p>Le PMI della moda che iniziano oggi il percorso ESG non stanno solo rispondendo a un obbligo futuro: stanno costruendo un vantaggio competitivo reale con filiere più trasparenti, prodotti più credibili e relazioni più solide con i grandi buyer internazionali.</p>

<p class="has-ast-global-color-5-color has-ast-global-color-2-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-06d96e698db8cf32d47db429ccc1b0b3"> </p>

<p> </p>
								</div>
				</div>
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														</span>
												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">Le PMI della moda sono obbligate alla CSRD?</a>
					</div>
					<div id="elementor-tab-content-1211" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="1" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-1211"><p>No. Con la Direttiva UE 2026/470 (Pacchetto Omnibus I, in vigore dal 18 marzo 2026), la soglia per l&#8217;obbligo CSRD è salita a oltre 1.000 dipendenti E oltre 450 milioni di euro di fatturato. La grande maggioranza delle PMI fashion italiane è esclusa. Tuttavia, le PMI fornitrici di grandi brand soggetti a CSRD subiscono una pressione indiretta significativa attraverso l&#8217;effetto filiera.</p></div>
				</div>
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														</span>
												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">Cos'è il Digital Product Passport per il settore moda?</a>
					</div>
					<div id="elementor-tab-content-1212" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="2" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-1212"><p>È una carta d&#8217;identità digitale del prodotto, introdotta dal Regolamento ESPR (UE 2024/1781, in vigore dal 18 luglio 2024). Per il tessile raccoglierà informazioni su: composizione dei materiali, carbon footprint, tracciabilità della filiera, grado di riparabilità e istruzioni per il fine vita. I brand dovranno esporlo tramite QR code sulle etichette o sui siti e-commerce. Atti delegati per il tessile attesi tra fine 2026 e 2027, con 18 mesi successivi per l&#8217;adeguamento</p></div>
				</div>
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														</span>
												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">Cosa rischia un'azienda fashion che usa claim "green" non certificati?</a>
					</div>
					<div id="elementor-tab-content-1213" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="3" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-1213"><p>La Direttiva Greenwashing (UE 825/2024), in vigore dal 26 marzo 2024, vieta esplicitamente l&#8217;uso di dichiarazioni ambientali generiche come &#8220;eco-friendly&#8221;, &#8220;green&#8221;, &#8220;sostenibile&#8221; senza prove verificabili e certificazione di terze parti accreditate. Le sanzioni includono ammende proporzionali al fatturato, obbligo di rimozione dei claim e potenziali danni reputazionali significativi.</p></div>
				</div>
							<div class="elementor-accordion-item">
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												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">Cos'è il VSME e perchè è utile per una PMI della moda?</a>
					</div>
					<div id="elementor-tab-content-1214" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="4" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-1214"><p>Il VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs) è lo standard ESG volontario pubblicato da EFRAG nel dicembre 2024 e raccomandato dalla Commissione Europea il 30 luglio 2025. Il Modulo Base copre: consumi energetici, emissioni GHG, salute e sicurezza, dati sul personale, codice etico. Adottarlo consente di rispondere in modo strutturato alle richieste ESG dei grandi clienti e di attivare il Value Chain Cap, che protegge le PMI da richieste di dati sproporzionate.</p></div>
				</div>
							<div class="elementor-accordion-item">
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														</span>
												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">Entro quando le PMI della moda devono prepararsi al DPP?</a>
					</div>
					<div id="elementor-tab-content-1215" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="5" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-1215"><p>Gli atti delegati ESPR per il tessile sono attesi tra fine 2026 e 2027. Le imprese avranno poi 18 mesi per adeguarsi. Il consiglio è di iniziare oggi la mappatura della filiera e la raccolta dei dati di prodotto, per non trovarsi in emergenza quando le scadenze saranno ravvicinate.</p></div>
				</div>
							<div class="elementor-accordion-item">
					<div id="elementor-tab-title-1216" class="elementor-tab-title" data-tab="6" role="button" aria-controls="elementor-tab-content-1216" aria-expanded="false">
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												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">Cosa prevede la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il tessile?</a>
					</div>
					<div id="elementor-tab-content-1216" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="6" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-1216"><p>La EPR per il tessile, prevista dalla revisione della Direttiva Quadro Rifiuti (UE 2018/851), obbliga produttori e importatori di abbigliamento a contribuire finanziariamente ai sistemi di raccolta, riutilizzo e riciclo dei prodotti a fine vita. L&#8217;Italia è in fase di recepimento nel 2025-2026. Tutte le imprese che immettono prodotti tessili sul mercato italiano sono coinvolte, indipendentemente dalla dimensione.</p></div>
				</div>
								</div>
						</div>
				</div>
					</div>
		</div>
					</div>
		</section>
				</div>
		<p>L'articolo <a href="https://www.parryassociati.com/normativa-enormativa-esg-per-le-pmi-della-moda-la-guida-completa-al-2026/">Normativa ENormativa ESG per le PMI della Moda: la Guida Completa al 2026</a> proviene da <a href="https://www.parryassociati.com">Parry &amp; Associati</a>.</p>
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		<title>Sostenibilità in Azienda : nuove sfide e competenze per un futuro responsabile</title>
		<link>https://www.parryassociati.com/sostenibilita-in-azienda-nuove-sfide-e-competenze-per-un-futuro-responsabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Parry]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2025 10:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.parryassociati.com/?p=4868</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’evoluzione del quadro normativo europeo in materia di sostenibilità, con la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e le normative correlate, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.parryassociati.com/sostenibilita-in-azienda-nuove-sfide-e-competenze-per-un-futuro-responsabile/">Sostenibilità in Azienda : nuove sfide e competenze per un futuro responsabile</a> proviene da <a href="https://www.parryassociati.com">Parry &amp; Associati</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-medium-font-size">L’evoluzione del quadro normativo europeo in materia di sostenibilità, con la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e le normative correlate, sta ridefinendo in profondità il modo in cui le aziende italiane operano, comunicano e pianificano le proprie strategie. L’obiettivo è chiaro: rendere la sostenibilità un pilastro strutturale della gestione d’impresa. Tuttavia, il percorso relativo alla sostenibilità in Azienda è tutt’altro che semplice, soprattutto per le PMI, chiamate ad affrontare sfide complesse su più fronti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Competenze e formazione: il nodo centrale</h3>



<p class="has-medium-font-size">La mancanza di competenze specialistiche rappresenta uno degli ostacoli più significativi. Molte aziende non dispongono di figure professionali in grado di gestire gli aspetti tecnici e normativi della rendicontazione ESG.<br>Occorre decidere se sviluppare competenze interne attraverso percorsi di formazione o affidarsi a consulenti esterni, valutando attentamente costi, tempi e impatto organizzativo.</p>



<p class="has-medium-font-size">Formare il personale diventa quindi una priorità: l’aggiornamento continuo su tematiche ambientali, sociali e di governance consente di gestire al meglio i nuovi adempimenti, ma anche di trasformarli in vantaggi competitivi reali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una normativa complessa e in continua evoluzione</h3>



<p class="has-medium-font-size">La <a href="https://finance.ec.europa.eu/capital-markets-union-and-financial-markets/company-reporting-and-auditing/company-reporting/corporate-sustainability-reporting_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CSRD è un documento imponente</a> — oltre 400 pagine di requisiti tecnici e linee guida — che può risultare scoraggiante per molte realtà imprenditoriali.<br>Per le PMI, che spesso partono da zero nella rendicontazione non finanziaria, la difficoltà sta nell’impostare procedure coerenti e verificabili senza rallentare i processi aziendali.</p>



<p class="has-medium-font-size">Occorrono competenze analitiche e gestionali per valutare rischi, definire obiettivi concreti e redigere report chiari e conformi alle aspettative degli stakeholder.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Impatto lungo la catena di fornitura</h3>



<ol start="3" class="wp-block-list">
<li></li>
</ol>



<p class="has-medium-font-size">Le aziende obbligate alla rendicontazione di sostenibilità richiederanno sempre più dati ai propri fornitori. Di conseguenza, anche le PMI non direttamente soggette alla CSRD dovranno fornire informazioni ambientali e sociali dettagliate.<br>Chi non sarà in grado di adeguarsi rischia di essere escluso dalle filiere produttive. Diventa quindi indispensabile una conoscenza approfondita della propria catena del valore e una gestione trasparente delle informazioni lungo tutto il ciclo produttivo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gestione del cambiamento e leadership sostenibile</h3>



<p class="has-medium-font-size">Adeguarsi ai nuovi standard significa ripensare processi, responsabilità e priorità aziendali.<br>Servono competenze di project management per coordinare team interfunzionali, monitorare i risultati e garantire coerenza tra obiettivi strategici e pratiche operative.<br>Ma soprattutto serve leadership, capace di promuovere una cultura aziendale basata su sostenibilità, innovazione e responsabilità condivisa.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dialogo e collaborazione con gli stakeholder</h3>



<p class="has-medium-font-size">La sostenibilità in azienda non si costruisce in solitudine. Il dialogo con istituzioni, clienti, fornitori e investitori è fondamentale per garantire trasparenza e continuità.<br>Senza un adeguato supporto normativo e tecnico, molte PMI rischiano di rimanere indietro. È quindi necessario un coinvolgimento attivo delle autorità pubbliche, chiamate a sostenere le imprese con strumenti formativi e incentivi concreti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Digitalizzazione e tecnologie abilitanti</h3>



<p class="has-medium-font-size">Un altro aspetto cruciale è la digitalizzazione dei processi di sostenibilità.<br>La gestione dei dati, il monitoraggio delle performance ESG e la redazione dei report richiedono strumenti digitali avanzati: big data, cloud computing, intelligenza artificiale e piattaforme di data analytics possono semplificare attività complesse e migliorare la precisione delle informazioni.<br>Tuttavia, anche in questo campo, il gap di competenze digitali rimane una sfida da affrontare con investimenti mirati e formazione continua.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un percorso di crescita continua</h3>



<p class="has-medium-font-size">La sostenibilità non è un traguardo, ma un percorso. Le aziende dovranno puntare su upskilling e reskilling, aggiornando costantemente le competenze per affrontare le transizioni ecologica e digitale.<br>Solo con una visione multidisciplinare — che unisca competenze tecniche, gestionali e relazionali — sarà possibile interpretare la CSRD non come un obbligo, ma come un’opportunità di crescita e innovazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">In conclusione</h3>



<p class="has-medium-font-size">Le imprese italiane si trovano davanti a una sfida storica: trasformare la sostenibilità da adempimento formale a leva strategica di competitività.<br>La chiave del successo sarà la preparazione anticipata, la formazione del capitale umano e il dialogo costante con le istituzioni e gli stakeholder.<br>Solo così la transizione verso modelli di business sostenibili potrà diventare reale, duratura e vantaggiosa per tutto il sistema produttivo. Insomma la sostenibilità in azienda è un progetto complesso e continuo. Se hai bisogno di confrontarti chiama <a href="https://www.parryassociati.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Parry &amp; Associati</a>, per una breve consulenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.parryassociati.com/sostenibilita-in-azienda-nuove-sfide-e-competenze-per-un-futuro-responsabile/">Sostenibilità in Azienda : nuove sfide e competenze per un futuro responsabile</a> proviene da <a href="https://www.parryassociati.com">Parry &amp; Associati</a>.</p>
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		<title>Comunicare l’innovazione: tradurre la complessità senza tradire la visione</title>
		<link>https://www.parryassociati.com/comunicare-linnovazione-tradurre-la-complessita-senza-tradire-la-visione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Parry]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 05:42:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagina di aver sviluppato una nuova tecnologia, un modello operativo innovativo o una soluzione digitale in grado di generare vantaggi [&#8230;]</p>
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<p>Immagina di aver sviluppato una nuova tecnologia, un modello operativo innovativo o una soluzione digitale in grado di generare <strong>vantaggi competitivi concreti</strong>, ridurre costi, accelerare processi, o aprire nuovi mercati.<br>Un’idea solida, validata, con tutte le potenzialità per trasformare il business.<br>Ora immagina che, al momento di presentarla, <strong>nessuno nella tua organizzazione o nel tuo mercato di riferimento ne colga il valore reale</strong>.</p>



<p>Benvenuti nel <strong>paradosso della comunicazione dell’innovazione</strong>: ciò che è nuovo per definizione parla una lingua che <strong>il presente non ha ancora imparato</strong>.</p>



<p>Ecco perché <strong>comunicare l’innovazione</strong> non è un atto promozionale. È un atto <strong>traduttivo, culturale, quasi diplomatico</strong>.<br>L’innovatore, in questo senso, è come <strong>un archeologo del futuro che torna indietro nel tempo e deve spiegare una navicella spaziale a chi ha appena imparato a costruire la ruota</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>&nbsp;L’orchestra che suona una musica mai scritta</strong></h3>



<p>Pensa a un’orchestra. Gli strumenti ci sono: violini, fiati, percussioni. I musicisti sono tecnicamente preparati.<br>Ma c’è un problema: lo spartito è scritto in una notazione completamente nuova, mai vista.</p>



<p>Questa è l’innovazione quando arriva nelle aziende o nella società.<br>Se non <strong>comunichi prima la grammatica della musica</strong>, l’orchestra suonerà male. Non per mancanza di talento, ma per mancanza di <strong>contesto condiviso</strong>.</p>



<p>Ecco il primo concetto chiave:</p>



<p>Comunicare l’innovazione non è farla sembrare interessante. È <strong>creare il contesto culturale che consenta agli altri di riconoscerla come tale</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il ciclo dell’adozione e il ruolo dei racconti</strong></h3>



<p>Lo studioso <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/everett-rogers_(Lessico-del-XXI-Secolo)/">Everett Rogers</a>, con la sua teoria della diffusione dell’innovazione, ci insegna che tra i pionieri e la maggioranza prudente <strong>c’è un abisso narrativo</strong>.<br>I primi si muovono per intuito e visione.<br>Gli altri hanno bisogno di <strong>storie, prove, modelli, connessioni emotive</strong>.</p>



<p>E qui arriva il secondo concetto:</p>



<p>L’innovazione non si comunica con i dati. Si <strong>propaga attraverso racconti trasformativi</strong> che connettono il nuovo con ciò che le persone già conoscono e desiderano.</p>



<p>Un esempio?<br>Steve Jobs non ha detto: “Abbiamo sviluppato un dispositivo con capacità di memorizzazione elevate e interfaccia touch.”<br>Ha detto: “Mille canzoni in tasca.”<br>Ha <strong>tradotto una rivoluzione tecnologica in un’immagine semplice, desiderabile, quotidiana</strong>.</p>



<p>Secondo la celebre teoria della <strong>Diffusione dell’Innovazione</strong> di Everett Rogers, l’adozione di un’idea, prodotto o tecnologia segue un percorso ben definito attraverso diverse categorie di persone—innovatori, early adopters, early majority, late majority e laggards—disposte lungo una curva a “S” in cui l’innovazione si diffonde gradualmente. Ogni gruppo ha caratteristiche e bisogni diversi: i primi sono attratti dalla novità, mentre la maggioranza richiede concretezza e rassicurazioni.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Ma dove entra in gioco la <strong>narrazione</strong>?</h4>



<p>Il potere del racconto è cruciale per attraversare il “gap” tra early adopters e early majority — quella soglia nota come il <strong>“chasm”</strong> che separa chi adotta per curiosità da chi adotta per utilità.</p>



<p>Un buon racconto traduce la promessa astratta dell’innovazione in un’immagine chiara e desiderabile. Non si tratta di vendere il prodotto in sé, ma di far capire <strong>come cambierà il mondo di chi lo adotta oggi</strong>.<br>Steve Jobs ne era maestro: Apple non vendeva solo computer, ma connessioni emozionali — “mille canzoni in tasca” — traducendo tecnologia in esperienza quotidiana.</p>



<p>Questa narrazione funziona perché:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Riduce la distanza cognitiva</strong> tra il nuovo e il conosciuto,</li>



<li><strong>Fornisce contesti d’uso concreti</strong> che la rendono tangibile,</li>



<li><strong>Fa leva su valori esistenti</strong> trasformandoli invece di sfidarli frontalmente.</li>
</ul>



<p>La comunicazione diventa così <strong>un ponte tra realtà presenti e futuri desiderati</strong>, un atto di traduzione culturale. Il racconto efficace non è quello che spiega la tecnologia (troppe volte resta incomprensibile), ma quello che risveglia un desiderio o una curiosità già presente—e lo trasforma in adozione.</p>



<p>In sintesi: <strong>l’innovazione non si diffonde con i dati, ma con i racconti</strong> che creano significato. Solo così l’innovazione passa da una nicchia di visionari a una massa pronta ad accoglierla.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Quando il vero nemico è l&#8217;incomprensione</h3>



<p>Ogni innovazione, per essere accolta, ha bisogno di <strong>un ponte narrativo tra ciò che è e ciò che potrebbe essere</strong>.</p>



<p><strong>Il vero nemico non è il rifiuto. È l’incomprensione.</strong></p>



<p>Molte innovazioni falliscono <strong>non perché sono sbagliate</strong>, ma perché <strong>nessuno riesce a visualizzarle</strong>.<br>Sono spiegate troppo in anticipo, troppo in codice tecnico, o troppo lontane dal vissuto quotidiano.</p>



<p>Un’innovazione mal comunicata è come <strong>una chiave brillante senza serratura</strong>.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Ecco perché il comunicatore dell’innovazione deve saper:</h5>



<ul class="wp-block-list">
<li>decodificare complessità;</li>



<li>usare metafore forti </li>



<li>creare <strong>immagini mentali che anticipano l’esperienza reale</strong></li>



<li>e soprattutto, <strong>ascoltare</strong>: perché ogni innovazione raccontata è anche un esperimento di ascolto collettivo.</li>
</ul>



<p>Molti pensano che la principale barriera al cambiamento sia il rifiuto cosciente: il “no” esplicito, la resistenza dichiarata, l’opposizione frontale. Ma nella maggior parte dei casi, l’ostacolo più insidioso è molto più silenzioso: è l’incomprensione. Quando un’innovazione non viene compresa — nei suoi benefici, nelle sue implicazioni, nella sua utilità concreta — viene ignorata, banalizzata, messa da parte. Non per cattiva volontà, ma per assenza di significato.</p>



<p>L’incomprensione non si manifesta con conflitto, ma con indifferenza. È una stanza piena di persone che ascoltano, annuiscono… e poi continuano a fare tutto esattamente come prima. E questo è infinitamente più pericoloso del dissenso: perché non si vede, non si discute, non si affronta. È come parlare una lingua che nessuno ha mai imparato, e poi sorprendersi se nessuno risponde.</p>



<p>Per questo, comunicare l’innovazione non significa solo annunciarla, ma renderla traducibile, comprensibile, integrabile nel vissuto delle persone.</p>



<p>Solo ciò che viene compreso può essere davvero accolto. E solo ciò che viene accolto può trasformare.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Comunicare l’innovazione è un atto di traduzione culturale, non di marketing</strong></h4>



<p>Chi <a href="http://www.parryassociati.com">comunica l’innovazione </a>non dice: “Guardate che cosa abbiamo inventato”.<br>Dice: “Ecco come il mondo potrebbe diventare, se impariamo insieme a usarlo”.</p>



<p>È <strong>una danza tra visione e empatia</strong>, tra linguaggio futuribile e bisogni presenti.<br>Un lavoro di cesello narrativo e di orchestrazione emozionale, dove ogni parola deve <strong>preparare il terreno alla possibilità del nuovo</strong>.</p>
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		<title>Innovazione aziendale e resistenza al cambiamento: quando le aziende si difendono dal proprio futuro</title>
		<link>https://www.parryassociati.com/innovazione-aziendale-e-resistenza-al-cambiamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Parry]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2025 11:09:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>innovazione aziendale e governance sostenibile — due lati della stessa sfida Nel nostro lavoro a fianco delle imprese, accompagnandole lungo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">innovazione aziendale e governance sostenibile — due lati della stessa sfida</h3>



<p><a href="http://www.parryassociati.com">Nel nostro lavoro</a> a fianco delle imprese, accompagnandole lungo percorsi di sostenibilità e in particolare nella costruzione di una <strong>governance evoluta</strong>, stiamo osservando un fenomeno ricorrente: <strong>l’innovazione aziendale fatica a trovare spazio</strong>.</p>



<p>Non per mancanza di idee, strumenti o tecnologie. Ma per un motivo più profondo e spesso invisibile: <strong>la resistenza interna al cambiamento</strong>.</p>



<p>Quando si parla di governance nel contesto ESG, l’attenzione si concentra su policy, trasparenza, controllo. Ma esiste un’altra dimensione, cruciale e trasversale: <strong>la capacità dell’organizzazione di accogliere il nuovo</strong>.</p>



<p>Ecco perché in questo articolo proponiamo una riflessione originale — e urgente — su come molte aziende reagiscano all’<strong>innovazione</strong> come se fosse una minaccia, e su cosa possiamo fare per invertire questa dinamica.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">L’organizzazione come organismo: quando il nuovo viene rigettato</h3>



<p>Immagina un’organizzazione come un corpo umano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il <strong>cuore</strong> è la cultura: dà ritmo e coesione.</li>



<li>Il <strong>cervello</strong> è la strategia: analizza, guida, decide.</li>



<li>Lo <strong>scheletro</strong> è la struttura organizzativa: regge e collega.</li>



<li>E poi c’è lui: il <strong>sistema immunitario</strong>.</li>
</ul>



<p>Un insieme di difese automatiche — abitudini, processi, norme implicite — che preservano l’identità del sistema.<br>Ma c’è un problema: <strong>queste difese non distinguono tra minaccia e innovazione</strong>.</p>



<p>Il risultato?<br>Molte idee nuove vengono <strong>scartate prima ancora di essere comprese</strong>, perché non rientrano nei pattern culturali esistenti.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h4 class="wp-block-heading">Il caso Kodak: un rigetto perfettamente riuscito</h4>



<p>Nel 1975, nei laboratori di Kodak nasce la prima fotocamera digitale.</p>



<p>Una rivoluzione tecnologica interna, capace di cambiare per sempre il mercato. Ma Kodak, leader mondiale della pellicola, <strong>decide di non investire</strong> sulla nuova tecnologia.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Distruggerebbe il nostro core business”, dissero.</p>
</blockquote>



<p>E così l’<strong>innovazione aziendale</strong> viene respinta, come un corpo estraneo.<br>Non per errore strategico, ma per <strong>istinto difensivo</strong>.</p>



<p>Un esempio lampante di <strong>organizzazione che si protegge… anche da ciò che potrebbe salvarla</strong>.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Il villaggio incantato: una metafora per capire</h3>



<p>Immagina un villaggio medievale circondato da mura. Dentro c’è ordine, familiarità, sicurezza.<br>Fuori, bussano viandanti con mappe nuove, spezie sconosciute, strumenti inediti.</p>



<p>Ma il guardiano ha un’istruzione precisa:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Se non lo riconosci, non farlo entrare.”</p>
</blockquote>



<p>E così il villaggio resta intatto. Ma resta anche fermo.<br>Il futuro bussa… e nessuno apre.</p>



<p>Questa è la metafora perfetta della <strong>cultura organizzativa chiusa</strong>, che confonde il diverso con il pericoloso, e finisce per <strong>bloccare l’innovazione aziendale</strong> alla soglia.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Perché innovare non basta: bisogna essere pronti a trasformarsi</h3>



<p>Molte aziende investono in trasformazione digitale, sostenibilità, AI, nuovi modelli di business.<br>Ma <strong>l’innovazione aziendale non si realizza con la tecnologia</strong>, se il contesto umano e culturale non è pronto ad accoglierla.</p>



<p>Segnali di un rigetto silenzioso dell’innovazione:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>“Qui non funzionerebbe.”</li>



<li>“Abbiamo sempre fatto così.”</li>



<li>“Non è il momento giusto.”</li>



<li>“Non siamo ancora pronti.”</li>
</ul>



<p>Frasi apparentemente innocue che nascondono <strong>difese sistemiche</strong>, <strong>routine invisibili</strong> che respingono il nuovo anche quando è necessario.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Il ruolo della governance: educare il sistema immunitario dell’organizzazione</h3>



<p>Nel contesto attuale, in cui le imprese sono chiamate a rispondere a sfide complesse e in continua evoluzione, <strong>una governance sostenibile non può più essere intesa solo come insieme di regole e adempimenti normativi</strong>. La compliance è necessaria, ma non sufficiente. Oggi, una governance davvero efficace deve assumere un ruolo più profondo e trasformativo: <strong>diventare il motore culturale che rende l’organizzazione capace di accogliere, integrare e metabolizzare il cambiamento</strong>.</p>



<p>Questo significa, innanzitutto, <strong>prendere consapevolezza dell’esistenza di un “sistema immunitario organizzativo”</strong>: un insieme di convinzioni, abitudini e automatismi che, nel tempo, si sono strutturati per proteggere l’identità dell’azienda. In molti casi, questo sistema agisce in modo invisibile ma potente, respingendo ogni elemento percepito come “altro”, anche quando si tratta di idee innovative o stimoli evolutivi.</p>



<p>La governance ha quindi il compito di <strong>portare alla luce queste difese culturali</strong>, mapparle, nominarle e — quando necessario — disinnescarle. Non per eliminare la coerenza interna, ma per aprire varchi controllati all’interno dei quali <strong>sperimentare in sicurezza</strong>. È fondamentale, ad esempio, creare spazi dove le persone possano <strong>esplorare nuove soluzioni senza paura di sbagliare</strong>, dove la “devianza positiva” — cioè l’atto di proporre alternative non convenzionali — venga riconosciuta e valorizzata.</p>



<p>Un altro aspetto chiave è l’<strong>educazione all’incertezza</strong>. Le organizzazioni che riescono a evolversi sono quelle in cui le persone vengono allenate non solo a pianificare, ma anche a navigare situazioni ambigue, ad adattarsi, a interpretare segnali deboli senza irrigidirsi. Questo richiede un cambio di mindset che deve partire proprio dal vertice.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Non solo questo</h5>



<p>Infine, serve un’azione simbolica e concreta insieme: <strong>integrare il cambiamento come parte integrante dell’identità aziendale</strong>, non come una parentesi straordinaria da sopportare quando non se ne può fare a meno. Il cambiamento, se reso sistemico, smette di fare paura.</p>



<p>In questa prospettiva, <strong>la governance evolve da struttura di controllo a sistema abilitante</strong>, da scudo a piattaforma. E diventa lo spazio dentro cui il nuovo può non solo entrare, ma anche germogliare.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Come un sistema immunitario intelligente</h3>



<p>In biologia, un sistema immunitario sano <strong>non attacca tutto ciò che è diverso</strong>.<br>Impara. Seleziona. Integra.</p>



<p>Le organizzazioni più resilienti fanno lo stesso: <strong>accolgono l’innovazione aziendale senza rinunciare alla propria identità</strong>, ma lasciandola evolvere.</p>



<p><strong>È qui la nuova frontiera della governance: saper difendere senza chiudersi, saper accogliere senza perdere coerenza.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Accogliere il futuro invece di difendersi da esso</h3>



<p>Perchè l&#8217;innovazione è importante? Nel tempo della transizione digitale, ecologica e sociale, le aziende non possono più permettersi di ignorare <strong>ciò che accade al loro interno</strong> quando il cambiamento bussa alla porta.<br>La resistenza non si manifesta soltanto nei piani alti o nei comitati decisionali: spesso si annida nei processi quotidiani, nelle abitudini consolidate, nei silenzi delle riunioni, nei “non detti” che congelano ogni slancio verso l’innovazione aziendale.</p>



<p>Oggi, la vera sfida non è solo quella di <strong>generare nuove idee, strumenti o tecnologie</strong>, ma di creare le condizioni per cui queste idee possano <strong>radicarsi, crescere e trasformare l’organizzazione dall’interno</strong>. L’innovazione aziendale, da sola, è come un seme lasciato su una superficie impermeabile: può essere promettente, ma non attecchisce se il terreno non è fertile.</p>



<p>Serve quindi una profonda <strong>cura del contesto interno</strong>, una sensibilità nuova verso la cultura organizzativa come ecosistema che va coltivato e preparato, non semplicemente gestito.<br>Serve tempo, ascolto, fiducia. Serve leadership disposta a rinunciare al controllo in favore dell’evoluzione.</p>



<p>Perché il futuro bussa, spesso in forme imprevedibili.<br>Ma se il sistema non è pronto ad aprire, <strong>non solo l’innovazione resta fuori</strong>, ma si crea un vuoto che può diventare vulnerabilità, perdita di competitività, isolamento culturale.</p>
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		<title>Sostenibilità nel Retail: Come Raggiungere gli Obiettivi dell’Agenda ONU</title>
		<link>https://www.parryassociati.com/sostenibilita-nel-retail-come-raggiungere-gli-obiettivi-dellagenda-onu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Parry]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Oct 2024 13:55:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESG]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[consumo responsabile retail]]></category>
		<category><![CDATA[obiettivi Agenda ONU retail]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità nel retail]]></category>
		<category><![CDATA[strategie sostenibilità retail]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni, il settore del retail ha subito un cambiamento epocale: le aziende non sono più valutate solo in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.parryassociati.com/sostenibilita-nel-retail-come-raggiungere-gli-obiettivi-dellagenda-onu/">Sostenibilità nel Retail: Come Raggiungere gli Obiettivi dell’Agenda ONU</a> proviene da <a href="https://www.parryassociati.com">Parry &amp; Associati</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Negli ultimi anni, il settore del retail ha subito un cambiamento epocale: le aziende non sono più valutate solo in base alla qualità dei loro prodotti, ma anche per il loro impegno nella sostenibilità. La pressione sociale, la spinta normativa e la crescente sensibilità dei consumatori spingono i brand a ridefinire le proprie strategie aziendali. Uno dei principali riferimenti per il settore è l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e i suoi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), che fissano linee guida ambiziose per costruire un futuro più equo e sostenibile.</p>



<p>Questo articolo esplora le azioni concrete che i retailer possono mettere in campo per contribuire agli SDGs, con focus sui riferimenti normativi e sui trend di sostenibilità rilevanti nel retail, per costruire una strategia efficace e allineata agli standard internazionali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. L’Agenda ONU 2030 e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs)</h3>



<p>L’Agenda 2030, approvata nel 2015 da 193 Paesi membri dell&#8217;ONU, ha fissato 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) per risolvere questioni globali come la povertà, la fame, la salute, l’istruzione, la parità di genere, e la sostenibilità ambientale. Questi obiettivi mirano a creare un sistema globale più equo e sostenibile, stimolando il settore privato ad assumere un ruolo chiave nella realizzazione di tali obiettivi entro il 2030.</p>



<p>Per il settore retail, la sostenibilità diventa non solo un valore etico ma un obbligo strategico. Il retail, con i suoi vasti cicli produttivi e di consumo, ha un impatto significativo sugli SDGs, in particolare su quelli che riguardano l’uso sostenibile delle risorse, il lavoro dignitoso e la lotta ai cambiamenti climatici.</p>



<h3 class="wp-block-heading">2. I Principali SDGs per il Retail e le Azioni Chiave</h3>



<p>Di seguito esploriamo i principali SDGs a cui i retailer possono contribuire e le azioni chiave che le aziende possono implementare per avere un impatto positivo:</p>



<h4 class="wp-block-heading">SDG 12: Consumo e Produzione Responsabili</h4>



<p>Uno degli SDGs più rilevanti per il retail è il numero 12, che promuove modelli di consumo e produzione sostenibili. Il settore può impegnarsi a ridurre gli sprechi lungo tutta la catena di fornitura, ottimizzando il packaging, e promuovendo il riciclo.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Riduzione degli Imballaggi</strong>: L’uso di materiali riciclati e biodegradabili è essenziale. I retailer possono scegliere fornitori con certificazioni come FSC (Forest Stewardship Council) e adottare packaging minimalista per ridurre l’uso di plastica e materiali dannosi per l’ambiente.</li>



<li><strong>Gestione Efficiente dei Rifiuti</strong>: Programmi di ritorno dei prodotti a fine vita e sistemi di riciclaggio possono aiutare a ridurre l’impatto ambientale dei prodotti venduti.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading">SDG 8: Lavoro Dignitoso e Crescita Economica</h4>



<p>Un altro obiettivo cruciale per il settore retail è garantire condizioni di lavoro eque e dignitose lungo tutta la filiera. Il settore retail è noto per l&#8217;uso esteso di manodopera e la collaborazione con paesi in via di sviluppo. Adottare standard di lavoro equi e investire nelle comunità locali è fondamentale per raggiungere questo obiettivo.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Contratti di Lavoro Equi e Responsabili</strong>: Assicurarsi che i fornitori aderiscano a standard come la SA8000 per la responsabilità sociale e monitorare regolarmente le condizioni dei lavoratori.</li>



<li><strong>Investimenti nelle Comunità</strong>: I retailer possono contribuire alla crescita economica dei Paesi produttori sostenendo infrastrutture locali e garantendo salari dignitosi.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading">SDG 13: Azione per il Clima</h4>



<p>Il cambiamento climatico è uno dei maggiori problemi del nostro tempo, e l’SDG 13 invita tutti i settori ad adottare misure urgenti. Le attività di produzione e logistica del retail hanno un impatto significativo sulle emissioni di CO₂ e sulla gestione delle risorse.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Riduzione delle Emissioni di CO₂</strong>: Migliorare l’efficienza energetica dei negozi e adottare fonti di energia rinnovabile sono passi importanti per ridurre l’impatto climatico. Molte aziende hanno già adottato standard di efficienza energetica LEED per i propri edifici.</li>



<li><strong>Supply Chain Sostenibile</strong>: L’utilizzo di trasporti a basso impatto ambientale e la scelta di fornitori locali possono aiutare a ridurre le emissioni. Partnership con aziende di logistica sostenibile sono sempre più diffuse.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading">SDG 5: Parità di Genere</h4>



<p>La parità di genere è un aspetto essenziale per un retail responsabile. Le aziende devono impegnarsi per garantire uguali opportunità di crescita per tutte le persone, ridurre il divario retributivo e creare ambienti di lavoro inclusivi.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Equità Salariare e Inclusività</strong>: Monitorare e correggere eventuali disparità salariali è fondamentale per una strategia sostenibile. Inoltre, i retailer dovrebbero promuovere la diversità e l’inclusione, stabilendo programmi di formazione e mentorship.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">3. La Normativa sulla Sostenibilità per il Retail: Standard, Regolamenti e Certificazioni</h3>



<p>La normativa legata alla sostenibilità nel settore retail sta diventando sempre più stringente. A livello europeo, il Green Deal e il regolamento Corporate Sustainability Reporting Directive <a href="https://www.parryassociati.com/la-direttiva-csrd-recepimento-in-italia/">(CSRD)</a> stabiliscono criteri specifici per le aziende, inclusi i retailer, obbligandole a riportare pubblicamente le proprie attività e risultati in ambito ambientale e sociale.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD)</strong>: Questa direttiva obbliga le grandi imprese, comprese le catene retail, a fornire un report dettagliato sulla loro performance di sostenibilità. Entro il 2025, le aziende dovranno allineare i propri report agli standard di reporting ESG dell’UE (European Sustainability Reporting Standards &#8211; ESRS), coprendo temi come il cambiamento climatico, l’impatto ambientale e il trattamento dei lavoratori nella supply chain.</li>



<li><strong>Green Claims</strong>: Il regolamento sulle dichiarazioni ambientali (Green Claims) sta prendendo piede nell&#8217;UE per evitare il greenwashing, ovvero l’uso di affermazioni ingannevoli riguardo alla sostenibilità. I retailer devono garantire che le proprie dichiarazioni di sostenibilità siano verificabili e trasparenti, per non incorrere in sanzioni.</li>



<li><strong>Certificazioni Ambientali</strong>: Esistono certificazioni volontarie come ISO 14001 per la gestione ambientale, che sono riconosciute come standard per dimostrare l’impegno alla sostenibilità.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">4. Trend Emergenti nella Sostenibilità del Retail</h3>



<p>Le aziende retail possono sfruttare alcune tendenze emergenti per migliorare la loro sostenibilità e rispondere alle esigenze dei consumatori moderni:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Tracciabilità dei Prodotti</strong>: I consumatori chiedono sempre più trasparenza. La tracciabilità lungo tutta la filiera consente alle aziende di garantire l’etica e la sostenibilità dei prodotti. Tecnologie come la blockchain facilitano il monitoraggio dei prodotti, dal produttore al consumatore finale.</li>



<li><strong>Second-hand e Economia Circolare</strong>: Il mercato dell’usato sta crescendo esponenzialmente, guidato dalla domanda di soluzioni più sostenibili. I retailer possono avviare programmi di rivendita o offrire sconti per chi restituisce prodotti a fine vita.</li>



<li><strong>Tecnologia e Innovazione per la Sostenibilità</strong>: Le innovazioni tecnologiche permettono ai retailer di ridurre gli sprechi e ottimizzare i processi. </li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">5. Vantaggi della Sostenibilità nel Retail</h3>



<p>Impegnarsi nella sostenibilità non solo aiuta l’ambiente, ma può anche portare numerosi vantaggi economici e reputazionali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Fidelizzazione dei Clienti</strong>: I consumatori sono sempre più consapevoli delle questioni ambientali e premiano le aziende che dimostrano un impegno sincero nella sostenibilità. Secondo un sondaggio di IBM e della <a href="https://nrf.com/">National Retail Federation </a>, il 57% dei consumatori è disposto a cambiare le proprie abitudini di acquisto per ridurre l&#8217;impatto ambientale.</li>



<li><strong>Risparmi Operativi</strong>: Migliorare l’efficienza energetica e ridurre i rifiuti lungo la filiera riduce i costi operativi. Le soluzioni di logistica sostenibile, ad esempio, possono ridurre i costi di trasporto e di stoccaggio.</li>



<li><strong>Accesso a Mercati e Investitori</strong>: Molti investitori istituzionali scelgono di investire solo in aziende con alti standard ESG. La sostenibilità è anche uno dei criteri considerati nei bandi pubblici e privati.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Un Retail Sostenibile per un Futuro più Equo</h3>



<p>Il settore retail è al centro di una trasformazione cruciale verso la sostenibilità. Adottare pratiche sostenibili non è più un’opzione, ma una necessità per rimanere competitivi e allineati agli standard internazionali. Con l’Agenda ONU e le nuove normative, i retailer hanno l’opportunità di trasformare il proprio modello di business per contribuire a un futuro più giusto e sostenibile.</p>



<p>Per tutti coloro che desiderano migliorare la sostenibilità del proprio retail, <a href="https://www.parryassociati.com/"> Parry e Associati</a> offre consulenza specializzata per sviluppare strategie ESG efficaci e conformi alle normative, garantendo un impatto positivo e duraturo sia per l’azienda che per la comunità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.parryassociati.com/sostenibilita-nel-retail-come-raggiungere-gli-obiettivi-dellagenda-onu/">Sostenibilità nel Retail: Come Raggiungere gli Obiettivi dell’Agenda ONU</a> proviene da <a href="https://www.parryassociati.com">Parry &amp; Associati</a>.</p>
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		<title>Come comunicare la sostenibilità aziendale</title>
		<link>https://www.parryassociati.com/come-comunicare-la-sostenibilita-aziendale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Parry]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Oct 2024 14:55:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[ESG]]></category>
		<category><![CDATA[comunicare la sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[sustainability]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi la sostenibilità aziendale non è solo un&#8217;opportunità, ma una necessità per tutte le aziende che desiderano rimanere competitive e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oggi la <strong>sostenibilità aziendale</strong> non è solo un&#8217;opportunità, ma una necessità per tutte le aziende che desiderano rimanere competitive e credibili nel mercato. Tuttavia, la vera sfida non risiede solo nell&#8217;implementazione di pratiche sostenibili, ma nella capacità di comunicarle in modo efficace e trasparente. Una comunicazione strutturata e ben pianificata è essenziale per rafforzare la fiducia di tutti gli stakeholder e per dimostrare l&#8217;impegno dell&#8217;azienda verso un futuro responsabile.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è la sostenibilità aziendale? </h3>



<p>La sostenibilità aziendale comprende la gestione responsabile delle risorse naturali, il miglioramento delle condizioni sociali e la capacità di generare valore economico nel lungo termine. Questi tre aspetti—ambientale, sociale ed economico—definiscono le basi del concetto di <strong>sostenibilità aziendale</strong>. Tuttavia, l&#8217;applicazione di questi principi non è sufficiente se non vengono comunicati con chiarezza e trasparenza.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Sostenibilità come valore integrato </h3>



<p>Per comunicare correttamente la sostenibilità, è fondamentale che essa sia percepita come parte integrante della strategia aziendale, e non solo come un&#8217;aggiunta. In molte aziende, la sostenibilità è vista ancora come un costo o un&#8217;opportunità di marketing piuttosto che come una leva strategica per creare valore duraturo. Questo approccio frammentato crea incoerenza nella comunicazione esterna e interna e genera sfiducia tra gli stakeholder.</p>



<p><strong>Integrare la sostenibilità</strong> significa includerla in tutte le fasi decisionali dell&#8217;impresa, collegandola agli obiettivi aziendali, alla governance, e ai processi operativi. Solo in questo modo la comunicazione può essere percepita come autentica e coerente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il ruolo della trasparenza nella comunicazione della sostenibilità </h3>



<p>Uno dei pilastri della comunicazione della sostenibilità è la <strong>trasparenza</strong>. Le aziende devono essere in grado di fornire dati concreti, risultati misurabili e informazioni verificabili sul loro impegno sostenibile. La trasparenza è cruciale per prevenire accuse di <strong>greenwashing</strong> e per costruire una reputazione solida e credibile nel tempo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Greenwashing: una minaccia alla credibilità </h3>



<p>Il <strong>greenwashing</strong> è il fenomeno attraverso il quale un&#8217;azienda esagera o falsifica le proprie iniziative ambientali, con l&#8217;obiettivo di migliorare la propria immagine senza un reale impegno verso la sostenibilità. Negli ultimi anni, i consumatori e gli investitori sono diventati sempre più critici e attenti alle dichiarazioni ambientali delle aziende, cercando di capire se queste siano fondate o meno. Il rischio di greenwashing può avere conseguenze devastanti per un&#8217;azienda, compromettendo la fiducia degli stakeholder e portando a ripercussioni legali e reputazionali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Rendicontazione ESG: obblighi e opportunità </h3>



<p>Con l&#8217;introduzione della <strong>CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive)</strong>, le aziende di grandi dimensioni saranno obbligate a rendicontare in modo dettagliato le proprie performance in ambito <strong>ESG</strong> (ambientale, sociale e di governance). Questo nuovo standard normativo rappresenta una sfida per molte aziende, ma anche un&#8217;opportunità per dimostrare un vero impegno verso la sostenibilità.</p>



<p>La rendicontazione ESG non dovrebbe essere percepita come un semplice obbligo di conformità, ma come un mezzo per rafforzare la credibilità aziendale. Attraverso la pubblicazione di r<a href="https://www.parryassociati.com/la-direttiva-csrd-recepimento-in-italia/">eport accurati e trasparenti</a>, le aziende possono mostrare i loro progressi in ambito sostenibile e dimostrare di agire in linea con le aspettative normative e sociali. Questo non solo migliora la fiducia degli investitori, ma contribuisce a posizionare l&#8217;azienda come leader in un mercato sempre più orientato ai criteri ESG.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza della coerenza nei canali di comunicazione </h3>



<p>Comunicare la sostenibilità aziendale non significa solo trasmettere un messaggio attraverso i tradizionali canali di marketing. La coerenza del messaggio attraverso tutti i canali è fondamentale per creare un&#8217;immagine autentica e affidabile. Le aziende devono coordinare la loro comunicazione sia online che offline, assicurandosi che i valori sostenibili siano chiaramente rappresentati in ogni punto di contatto con i consumatori e gli stakeholder.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Canali esterni: dalla pubblicità alla comunicazione digitale </h3>



<p>La sostenibilità deve essere comunicata attraverso diversi canali, a seconda del pubblico di riferimento. I canali esterni, come la pubblicità, i social media e il sito web aziendale, giocano un ruolo fondamentale nel trasmettere l&#8217;impegno sostenibile dell&#8217;azienda verso un pubblico ampio. Tuttavia, è essenziale che il messaggio sia chiaro, trasparente e allineato con le azioni concrete dell&#8217;impresa. E&#8217; essenziale che le asserzioni ambientali siano supportate da evidenza scientifica. Sappiamo quanto in questo momento la comunicazione sia oggetto di valutazione da parte delle <a href="https://www.iap.it/">Authority </a>ed è fondamentale evitare di essere colti impreparati in caso di richieste di approfondimenti e chiarimenti.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Sito web</strong>: Il sito web aziendale dovrebbe includere una sezione dedicata alla sostenibilità, con report ESG dettagliati e informazioni aggiornate sulle iniziative aziendali. Ora la nuova normativa CSRD stabilisce che il formato della rendicontazione di sostenibilità possa essere anche digitale ma in un formato coerente con la normativa.</li>



<li><strong>Social media</strong>: I social network sono uno strumento potente per coinvolgere un pubblico più giovane e attento alle tematiche ambientali. Tuttavia, è importante evitare toni eccessivamente promozionali, concentrandosi invece su contenuti educativi e informativi. E&#8217; utili altresì adottare &#8220;l&#8217;arte della cedevolezza&#8221; se ritenete di NON aver raggiunto un obiettivo, arrendetevi, comunicatelo. La vostra audience apprezzerà l&#8217;autenticità del messaggio. </li>



<li><strong>Relazioni pubbliche</strong>: La partecipazione a conferenze e la collaborazione con enti di certificazione e organizzazioni non governative possono rafforzare la credibilità dell&#8217;azienda e dimostrare l&#8217;impegno verso una sostenibilità reale e tangibile.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Canali interni: il ruolo della comunicazione interna</h3>



<p>La comunicazione della sostenibilità non può limitarsi al pubblico esterno. <strong>La comunicazione interna</strong> è un elemento cruciale per garantire che tutti i dipendenti comprendano e abbraccino i valori sostenibili dell&#8217;azienda. Solo quando la sostenibilità è compresa e condivisa all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione, essa può essere comunicata in modo autentico all&#8217;esterno.</p>



<p>Una buona comunicazione interna non solo aiuta i dipendenti a sentirsi coinvolti nelle iniziative aziendali, ma aumenta anche la loro motivazione e il senso di appartenenza. Questo tipo di coinvolgimento interno si traduce in una comunicazione esterna più forte e credibile, poiché i dipendenti diventano ambasciatori del brand.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La formazione come leva di coinvolgimento</h3>



<p>Oltre alla semplice trasmissione di informazioni, la <strong>formazione continua</strong> sui temi della sostenibilità è essenziale per creare consapevolezza tra i dipendenti. Le aziende dovrebbero investire in programmi di formazione specifici per educare il personale sui temi ambientali, sociali e di governance. Questo non solo garantisce una migliore comprensione delle strategie sostenibili, ma favorisce anche lo sviluppo di nuove idee e soluzioni innovative all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La comunicazione della sostenibilità come vantaggio strategico </h3>



<p>La comunicazione della <strong>sostenibilità aziendale</strong> è un processo complesso, che richiede trasparenza, coerenza e un impegno reale verso la sostenibilità. Non basta implementare iniziative sostenibili: è essenziale saperle comunicare in modo credibile, evitando il rischio di greenwashing e sfruttando la rendicontazione ESG come opportunità di crescita. Una corretta comunicazione, tanto interna quanto esterna, può diventare una leva strategica per migliorare la reputazione dell&#8217;azienda e attrarre investitori e consumatori attenti alle pratiche sostenibili.</p>



<p></p>



<p></p>



<p>Se vuoi saperne di più, se hai un progetto di Sostenibilità, se vuoi fare della formazione ai tuoi dipendenti chiama Parry &amp; Associati al numero 039.2305245</p>
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		<title>European Accessibility Act: Accessibilità e Inclusione Digitale</title>
		<link>https://www.parryassociati.com/european-accessibility-act-accessibilita-e-inclusione-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Parry]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Oct 2024 13:21:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;accessibilità digitale è un tema sempre più rilevante nel mondo del marketing e della sostenibilità. Con l&#8217;entrata in vigore dell&#8217;European [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;accessibilità digitale è un tema sempre più rilevante nel mondo del marketing e della sostenibilità. Con l&#8217;entrata in vigore dell&#8217;<a href="https://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=1202">European Accessibility Act a Giugno 2025</a>, le aziende dovranno adeguarsi a una serie di standard che rendano i loro siti web e le applicazioni digitali accessibili a tutti, inclusi i cittadini con disabilità. </p>



<p>Tuttavia, l&#8217;inclusione digitale non è solo un obbligo, ma anche un&#8217;opportunità per riflettere un approccio inclusivo e sostenibile. In questo articolo esploreremo come le aziende possano sfruttare questa normativa per migliorare la propria immagine e promuovere un marketing digitale inclusivo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cos’è l’European Accessibility Act? </h3>



<p>L&#8217;European Accessibility Act (EAA) è una direttiva dell&#8217;Unione Europea che mira a rendere prodotti e servizi più accessibili alle persone con disabilità. La legge impone standard minimi per i siti web e le app digitali, rendendo l&#8217;accessibilità un elemento essenziale per ogni azienda. A partire da giugno 2025, le aziende dovranno garantire che i loro prodotti digitali siano conformi a requisiti di accessibilità, come la navigabilità per gli utenti con disabilità visive, motorie, uditive o cognitive.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Marketing digitale e inclusione: il ruolo dell&#8217;accessibilità</h4>



<p>Accessibilità come strategia di marketing Integrare l’accessibilità nel marketing digitale non è solo una questione di conformità normativa. Può rappresentare un&#8217;opportunità per le aziende di distinguersi dalla concorrenza e ampliare il proprio pubblico. Offrire un&#8217;esperienza digitale accessibile è un segno di inclusività che può migliorare la reputazione aziendale e rafforzare il legame con i consumatori.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’importanza dell&#8217;accessibilità per la SEO </h3>



<p>La SEO (Search Engine Optimization) può trarre beneficio dall’accessibilità. Siti web accessibili sono più facilmente indicizzati dai motori di ricerca, grazie alla presenza di testi alternativi, una struttura di navigazione chiara e contenuti ben organizzati. L’European Accessibility Act potrebbe quindi migliorare non solo l’usabilità del sito, ma anche la sua visibilità nei risultati di ricerca.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;accessibilità come parte della strategia ESG delle aziende</h3>



<p>Inclusione e sostenibilità L&#8217;accessibilità non è solo una questione tecnica, ma riflette anche un approccio inclusivo e sostenibile. Le aziende che si adeguano volontariamente all’European Accessibility Act, prima dell&#8217;entrata in vigore, dimostrano un impegno verso la Corporate Social Responsibility (CSR). Questo può rafforzare il posizionamento dell’azienda come sostenibile e socialmente consapevole.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il vantaggio competitivo di un approccio proattivo</h3>



<p> Adeguarsi su base volontaria ai requisiti di accessibilità può essere vantaggioso per le aziende. Non aspettare fino all’entrata in vigore della normativa permette alle aziende di prepararsi in anticipo, offrendo un&#8217;esperienza migliore ai propri utenti e posizionandosi come leader del settore in termini di inclusione e innovazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come preparare il proprio sito all’European Accessibility Act</h3>



<p>Best practice per un sito accessibile </p>



<p>Per conformarsi all’European Accessibility Act, è importante seguire una serie di best practice che includono l’uso di testi alternativi per le immagini, una navigazione chiara e intuitiva, e la possibilità di usare la tastiera per navigare il sito. Un sito accessibile dovrebbe essere progettato pensando all&#8217;utente finale, garantendo che tutti possano accedere facilmente ai contenuti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come le aziende possono adeguare i loro siti web all’European Accessibility Act? </h3>



<p> Strumenti e risorse per verificare l&#8217;accessibilità Esistono numerosi strumenti che possono aiutare le aziende a verificare il livello di accessibilità dei propri siti web.</p>



<p>L&#8217;adeguamento dei siti web ai requisiti di accessibilità non è solo un passaggio tecnico, ma richiede un approccio strategico che coinvolga vari attori aziendali. Ecco una guida pratica per le aziende che vogliono essere conformi all’European Accessibility Act.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Fase 1: Valutazione iniziale dell’accessibilità del sito web</h4>



<p>Prima di intraprendere qualsiasi azione, è fondamentale capire il livello di accessibilità attuale del sito web. Questa fase può essere svolta utilizzando strumenti di audit accessibili che analizzano il sito e individuano aree di miglioramento.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Fase 2: Definizione degli obiettivi e pianificazione</h4>



<p>Una volta completato l’audit, è necessario definire un piano d&#8217;azione. Questa fase include l&#8217;identificazione degli elementi specifici che richiedono miglioramenti, come l&#8217;accessibilità del testo, l&#8217;usabilità della navigazione o l&#8217;adattamento dei contenuti multimediali.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Best practice per la pianificazione:</h5>



<p>Coinvolgimento di un team multidisciplinare: L&#8217;accessibilità web coinvolge sviluppatori, designer e responsabili del contenuto. Lavorare insieme facilita una comprensione globale dei requisiti.</p>



<p>Stabilire priorità: Non tutte le modifiche possono essere implementate contemporaneamente. Stabilire una roadmap aiuta a focalizzarsi sulle modifiche più urgenti e a pianificare interventi progressivi.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Obiettivi principali:</h5>



<p>Garantire la leggibilità dei testi attraverso colori ad alto contrasto e font facilmente leggibili.</p>



<p>Ottimizzare la navigazione del sito con menu accessibili via tastiera.</p>



<p>Aggiungere descrizioni testuali alternative (alt text) per tutte le immagini.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Fase 3: Implementazione delle modifiche</h4>



<p>In questa fase, si passa all&#8217;azione, mettendo in pratica le modifiche necessarie per adeguarsi ai requisiti di accessibilità. Un futuro digitale più inclusivo L’European Accessibility Act rappresenta un passo importante verso un mondo digitale più inclusivo. Adeguarsi a questa normativa non solo garantirà la conformità alle leggi, ma aiuterà le aziende a distinguersi per il loro impegno verso l’inclusione e la sostenibilità. Investire nell&#8217;accessibilità oggi significa investire in un futuro digitale più equo, inclusivo e sostenibile.</p>



<p><a href="http://www.parryassociati.com">Parry &amp; Associati</a> supporta le piccole e medie imprese nel loro percorso di Sostenibilità e nella loro strategia di Marketing Digitale. Chiama il numero 039.2305245 e fissa una call per una consulenza preliminare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.parryassociati.com/european-accessibility-act-accessibilita-e-inclusione-digitale/">European Accessibility Act: Accessibilità e Inclusione Digitale</a> proviene da <a href="https://www.parryassociati.com">Parry &amp; Associati</a>.</p>
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		<title>La Trasformazione Digitale per le PMI: Un Imperativo Strategico</title>
		<link>https://www.parryassociati.com/la-trasformazione-digitale-per-le-pmi-un-imperativo-strategico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Parry]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jul 2024 07:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Strategy]]></category>
		<category><![CDATA[business strategy]]></category>
		<category><![CDATA[digital trasformation]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[piccole e medie imprese]]></category>
		<category><![CDATA[pmi]]></category>
		<category><![CDATA[startegia aziendale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La trasformazione digitale è un processo cruciale non solo per le grandi aziende, ma anche per le piccole e medie [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.parryassociati.com/la-trasformazione-digitale-per-le-pmi-un-imperativo-strategico/">La Trasformazione Digitale per le PMI: Un Imperativo Strategico</a> proviene da <a href="https://www.parryassociati.com">Parry &amp; Associati</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<p>La trasformazione digitale è un processo cruciale non solo per le grandi aziende, ma anche per le piccole e medie imprese (PMI). In un contesto competitivo sempre più globale e interconnesso, le PMI devono adottare tecnologie digitali per migliorare l&#8217;efficienza operativa, aumentare la competitività e soddisfare le crescenti aspettative dei clienti. La parola chiave per comprendere questo fenomeno è &#8220;digital transformation&#8221;.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Che Cos&#8217;è la Trasformazione Digitale?</h4>



<p>La trasformazione digitale si riferisce all&#8217;integrazione della tecnologia digitale in tutte le aree di un&#8217;azienda, cambiando radicalmente il modo in cui operano e forniscono valore ai clienti. Questo processo comporta un cambiamento culturale che richiede alle organizzazioni di sfidare continuamente lo status quo, sperimentare spesso e sentirsi a proprio agio con il fallimento.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Perché le PMI Resistono al Cambiamento?</h5>



<p>Uno dei principali ostacoli alla trasformazione digitale per le PMI è la resistenza al cambiamento. Questo fenomeno è profondamente radicato nel nostro cervello e può essere attribuito a vari fattori come l&#8217;esperienza passata, il contesto e i compiti specifici. La resistenza al cambiamento è naturale, ma può essere superata attraverso una comprensione approfondita dei benefici e delle opportunità offerte dalla digitalizzazione.</p>



<h4 class="wp-block-heading">L&#8217;Importanza della Tecnologia</h4>



<p>Per le PMI, l&#8217;adozione di tecnologie digitali è fondamentale per rimanere competitive. Internet delle cose, social media, mobile, industria 4.0, big data e cloud computing sono solo alcune delle tecnologie che stanno guidando questa trasformazione. Le PMI devono essere pronte a sfruttare queste tecnologie per migliorare i propri processi e offrire prodotti e servizi innovativi.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Connettività e Intelligenza Artificiale</h5>



<p>La connettività è il primo passo verso la trasformazione digitale. Dalla connettività di base all&#8217;intelligenza artificiale, le PMI possono raccogliere e analizzare dati in tempo reale, migliorando l&#8217;efficienza operativa e creando nuovi modelli di business. L&#8217;intelligenza artificiale, in particolare, offre opportunità senza precedenti per l&#8217;automazione e la personalizzazione dei servizi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Customer Experience: Migliorare l&#8217;Esperienza del Cliente Attraverso Touchpoints Digitali</h3>



<p>Uno degli aspetti più cruciali della trasformazione digitale è il miglioramento dell&#8217;esperienza del cliente. Le PMI devono sfruttare i touchpoints digitali per offrire ai loro clienti un&#8217;esperienza fluida e personalizzata.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Touchpoints Digitali</h5>



<p>I touchpoints digitali sono i punti di contatto attraverso i quali i clienti interagiscono con l&#8217;azienda online. Questi includono siti web, app mobili, social media e email. Utilizzando questi canali, le PMI possono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Migliorare l&#8217;accessibilità:</strong> I clienti possono accedere ai servizi dell&#8217;azienda in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo.</li>



<li><strong>Personalizzare l&#8217;esperienza:</strong> Analizzando i dati dei clienti, le PMI possono offrire contenuti e offerte su misura.</li>



<li><strong>Aumentare l&#8217;engagement:</strong> Le interazioni frequenti e significative attraverso i canali digitali aumentano la fedeltà dei clienti.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Processi Operativi: Digitalizzare i Processi per Aumentare l&#8217;Efficienza</h3>



<p>La digitalizzazione dei processi operativi è essenziale per aumentare l&#8217;efficienza e ridurre i costi. Le PMI possono trarre vantaggio dall&#8217;automazione e dall&#8217;integrazione dei sistemi per migliorare le loro operazioni quotidiane.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Vantaggi della Digitalizzazione</h5>



<p>Digitalizzare i processi operativi offre numerosi vantaggi, tra cui:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Efficienza Operativa:</strong> L&#8217;automazione delle attività ripetitive libera tempo per compiti più strategici.</li>



<li><strong>Riduzione dei Costi:</strong> L&#8217;ottimizzazione dei processi e l&#8217;eliminazione degli sprechi riducono i costi operativi.</li>



<li><strong>Migliore Collaborazione:</strong> I sistemi integrati facilitano la comunicazione e la collaborazione tra i dipartimenti.</li>



<li><strong>Trasparenza e Tracciabilità:</strong> La digitalizzazione consente un monitoraggio accurato e in tempo reale delle operazioni aziendali.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Modello di Business: Innovare e Adattare il Modello di Business alle Nuove Tecnologie</h3>



<p>Le PMI devono rivedere i loro modelli di business per incorporare le nuove tecnologie e sfruttare le risorse digitali. Questo può includere la creazione di nuovi servizi digitali, l&#8217;ottimizzazione dei processi esistenti e l&#8217;integrazione di piattaforme esterne.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Trasformazione Digitale: Innovazione nel Modello di Business</h5>



<p>Innovare il modello di business significa:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Creare Nuovi Servizi Digitali:</strong> Sviluppare prodotti e servizi che sfruttano le nuove tecnologie per rispondere meglio alle esigenze dei clienti.</li>



<li><strong>Ottimizzare i Processi Esistenti:</strong> Utilizzare la tecnologia per migliorare l&#8217;efficienza e l&#8217;efficacia delle operazioni aziendali.</li>



<li><strong>Integrare Piattaforme Esterne:</strong> Collaborare con altre aziende e piattaforme digitali per espandere l&#8217;offerta e migliorare il servizio clienti.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Conoscenza del Cliente: Utilizzare i Dati per Comprendere Meglio i Clienti e Personalizzare l&#8217;Offerta</h3>



<p>Utilizzare i dati per comprendere meglio i clienti è fondamentale per offrire prodotti e servizi personalizzati che soddisfino le loro esigenze specifiche.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Trasformazione Digitale: Analisi dei Dati</h5>



<p>L&#8217;analisi dei dati consente alle PMI di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Segmentare i Clienti:</strong> Dividere i clienti in gruppi in base a caratteristiche comuni per offrire loro prodotti e servizi mirati.</li>



<li><strong>Profilare i Clienti:</strong> Raccogliere informazioni dettagliate sui clienti per comprendere meglio le loro preferenze e comportamenti.</li>



<li><strong>Personalizzare l&#8217;Offerta:</strong> Utilizzare i dati per creare offerte personalizzate che aumentino la soddisfazione e la fedeltà dei clienti.</li>



<li><strong><a href="https://www.parryassociati.com/business-strategy/">Prevedere le Tendenze</a>:</strong> Analizzare i dati per identificare le tendenze di mercato e anticipare le esigenze dei clienti.</li>



<li></li>
</ul>



<p>La trasformazione digitale è un percorso necessario e inevitabile per tutte le <a href="https://www.parryassociati.com">PMI.</a> Non si tratta solo di adottare nuove tecnologie, ma di rivedere radicalmente il modo in cui le imprese operano e interagiscono con i loro clienti. Superare la resistenza al cambiamento e abbracciare le opportunità offerte dalla digitalizzazione può portare a una maggiore efficienza, innovazione e competitività sul mercato globale.</p>



<p>Per le PMI, la digital transformation rappresenta una straordinaria opportunità per crescere e prosperare in un mondo sempre più digitale. Le aziende che sapranno sfruttare al meglio queste tecnologie potranno non solo sopravvivere, ma anche prosperare nel lungo termine.</p>



<p>Non aspettate oltre! La <a href="https://www.hbritalia.it/homepage/2024/07/15/news/tutte-le-strategie-aziendali-rientrano-in-4-categorie-15973/">trasformazione digitale </a>è la chiave per il successo futuro della vostra azienda. Contattate <strong>Parry</strong> oggi stesso e scoprite come possiamo aiutarvi a rivoluzionare il vostro business con le ultime tecnologie digitali. <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f310.png" alt="🌐" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2728.png" alt="✨" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>



<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4de.png" alt="📞" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>Chiamateci ora</strong> al numero 039.2305245 per una consulenza gratuita e iniziate il viaggio verso un futuro più innovativo e competitivo.</p>
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		<title>B Corp: L&#8217;evoluzione delle imprese sostenibili verso un futuro responsabile</title>
		<link>https://www.parryassociati.com/b-corp-levoluzione-delle-imprese-sostenibili-verso-un-futuro-responsabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Parry]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jul 2024 08:31:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[sostenibilità e ESG]]></category>
		<category><![CDATA[b corp]]></category>
		<category><![CDATA[esg]]></category>
		<category><![CDATA[società benefit]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni, il concetto di sostenibilità aziendale ha guadagnato una crescente attenzione a livello globale. Le B Corp rappresentano [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi anni, il concetto di sostenibilità aziendale ha guadagnato una crescente attenzione a livello globale. Le B Corp rappresentano una risposta concreta a questa esigenza, promuovendo un modello di business che integra obiettivi sociali e ambientali. Questo articolo esplora cosa sono le B Corp, come ottengono la certificazione e il loro impatto positivo sulla società e sull&#8217;ambiente.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è una B Corp?</h2>



<p>Le B Corp (Benefit Corporation) sono imprese che volontariamente rispettano rigorosi standard di performance sociale e ambientale, trasparenza e responsabilità. Queste aziende si impegnano a creare un impatto positivo sulla società e sull&#8217;ambiente attraverso le loro attività quotidiane.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Origine del Movimento B Corp</h3>



<p>Il movimento B Corp è nato nel 2006 con la fondazione di B Lab, un ente no-profit che certifica le aziende come B Corporation. L&#8217;obiettivo principale di B Lab è promuovere un modello di business che non si limiti a generare profitti, ma che contribuisca anche a risolvere problemi sociali e ambientali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Differenza tra Società Benefit e B Corp</h3>



<p>È importante distinguere tra la qualifica di &#8220;società benefit&#8221; e la certificazione B Corp. Una società benefit è un tipo di struttura aziendale legale che permette alle imprese di perseguire obiettivi di beneficio comune oltre al profitto. La certificazione B Corp, invece, è un riconoscimento rilasciato da B Lab, che attesta l&#8217;impegno di un&#8217;azienda nel rispettare determinati standard di sostenibilità e trasparenza.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Qualifica di Società Benefit</h3>



<p>In Italia, la qualifica di società benefit è stata introdotta con la Legge 208/2015. Questo tipo di società è caratterizzato dall&#8217;impegno a perseguire finalità di beneficio comune, che devono essere esplicitamente indicate nello statuto aziendale. La società benefit deve inoltre nominare uno o più responsabili dell&#8217;impatto e redigere una relazione annuale sul perseguimento delle finalità di beneficio comune.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Processo di Certificazione B Corp</h2>



<p>La certificazione B Corp è un percorso articolato che prevede diverse fasi, dal pre-assessment alla verifica finale.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Pre-Assessment</h4>



<p>Il processo inizia con una valutazione preliminare attraverso il B Impact Assessment (BIA), uno strumento digitale che misura l&#8217;impatto positivo delle prestazioni aziendali su ambiente, comunità, clienti, fornitori, lavoratori e azionisti.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Assessment</h4>



<p>Successivamente, l&#8217;azienda deve definire un processo di project management per migliorare il proprio B Impact Score. Questo punteggio riflette il livello di sostenibilità e responsabilità dell&#8217;azienda e deve raggiungere almeno 80 punti per ottenere la certificazione.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Verifica e Certificazione</h4>



<p>La fase finale prevede la presentazione della documentazione di supporto e la verifica da parte di B Lab, che può includere anche una visita in loco. Una volta completato il processo, l&#8217;azienda sottoscrive le Condizioni Generali e la Dichiarazione di Interdipendenza delle B Corp.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Impatti e Benefici delle B Corp</h2>



<p>Le B Corp creano un impatto positivo su vari livelli, dalle persone all&#8217;ambiente, contribuendo a un cambiamento globale e rigenerativo.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Impatto Sociale e Ambientale</h4>



<p>Le B Corp promuovono un ambiente di lavoro inclusivo e equo, adottano pratiche sostenibili e si impegnano attivamente per migliorare le comunità locali. Queste aziende utilizzano esclusivamente prodotti biologici, riducono il consumo di risorse naturali e adottano tecnologie a basso impatto ambientale.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Trasparenza e Responsabilità</h4>



<p>Le B Corp sono tenute a pubblicare una relazione annuale che descrive gli <a href="https://www.parryassociati.com/sostenibilita/">obiettivi specifici</a> e le azioni intraprese per raggiungerli. Questo livello di trasparenza aumenta la fiducia dei consumatori e degli stakeholder, contribuendo alla reputazione positiva dell&#8217;azienda.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Esempi di B Corp di Successo</h3>



<p>Numerose aziende hanno ottenuto la certificazione B Corp e stanno facendo la differenza nel mondo. Ad esempio, aziende nel settore farmaceutico stanno migliorando la salute e il benessere dei pazienti, mentre nel settore alimentare promuovono la salute attraverso un&#8217;alimentazione sostenibile.</p>



<p></p>



<ul class="wp-block-list">
<li></li>
</ul>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Fratelli Carli</strong>:
<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Settore</strong>: Alimentare (olio d&#8217;oliva e prodotti gastronomici).</li>



<li><strong>Descrizione</strong>: Fratelli Carli è un&#8217;azienda storica che produce olio d&#8217;oliva di alta qualità. La certificazione B Corp è stata ottenuta grazie all&#8217;attenzione dell&#8217;azienda verso la sostenibilità ambientale e il benessere dei dipendenti. L&#8217;azienda ha ridotto l&#8217;uso di plastica e migliorato l&#8217;efficienza energetica.</li>



<li><strong>Impatto</strong>: Implementazione di pratiche agricole sostenibili, promozione della biodiversità e miglioramento delle condizioni di lavoro per i dipendenti</li>



<li></li>
</ul>
</li>



<li><a href="Treedom:"><strong>Treedom</strong>:</a>
<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Settore</strong>: Tecnologia e sostenibilità ambientale.</li>



<li><strong>Descrizione</strong>: Treedom è una piattaforma online che permette agli utenti di piantare alberi a distanza e seguire la loro crescita. L&#8217;azienda ha ottenuto la certificazione B Corp per il suo modello di business innovativo e il suo impatto positivo sull&#8217;ambiente.</li>



<li><strong>Impatto</strong>: Piantumazione di milioni di alberi in tutto il mondo, riduzione delle emissioni di CO2 e supporto alle comunità locali attraverso progetti di riforestazione.</li>
</ul>
</li>



<li><strong>Chiesi Farmaceutici</strong>:
<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Settore</strong>: Farmaceutico.</li>



<li><strong>Descrizione</strong>: Chiesi Farmaceutici è una multinazionale italiana che opera nel settore farmaceutico. L&#8217;azienda ha ottenuto la certificazione B Corp per il suo impegno verso l&#8217;innovazione sostenibile, la responsabilità sociale e la trasparenza.</li>



<li><strong>Impatto</strong>: Sviluppo di farmaci con un minore impatto ambientale, miglioramento delle condizioni di lavoro e trasparenza nelle pratiche aziendali.</li>
</ul>
</li>
</ol>



<p>Questi esempi dimostrano come diverse aziende italiane, operanti in vari settori, stiano integrando la sostenibilità e la responsabilità sociale nei loro modelli di business, ottenendo così la certificazione B Corp e contribuendo positivamente alla società e all&#8217;ambiente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Vantaggi della Certificazione B Corp</h3>



<p>La certificazione B Corp offre numerosi vantaggi, tra cui agevolazioni fiscali e maggiore accesso a opportunità di business. Ad esempio, il &#8220;Decreto Rilancio&#8221; in Italia ha introdotto un credito di imposta per le spese di costituzione o trasformazione in società benefit.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Agevolazioni Fiscali e Opportunità di Business</h4>



<p>Le aziende certificate B Corp possono beneficiare di crediti di imposta e di una maggiore visibilità nei bandi di gara pubblici. La Pubblica Amministrazione italiana può infatti considerare la valutazione d&#8217;impatto come criterio premiale nella valutazione delle offerte.</p>



<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<p>Le B Corp rappresentano una nuova frontiera del business sostenibile, integrando obiettivi sociali e ambientali nelle strategie aziendali. Questo modello di business non solo migliora la reputazione aziendale, ma contribuisce anche a creare un futuro più sostenibile e responsabile.</p>



<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f331.png" alt="🌱" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>Fai il prossimo passo verso un futuro sostenibile con<a href="http://www.parryassociati.com"> Parry &amp; Associati!</a></strong> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f30d.png" alt="🌍" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>



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		<title>Passaggio Generazionale nelle PMI: Sfide e Opportunità nell&#8217;Era Digitale</title>
		<link>https://www.parryassociati.com/passaggio-generazionale-nelle-pmi-sfide-e-opportunita-nellera-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Parry]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jul 2024 13:42:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[consulenza strategica]]></category>
		<category><![CDATA[consulente]]></category>
		<category><![CDATA[nuove tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[osmosi delle mentalità]]></category>
		<category><![CDATA[Passaggio generazionale]]></category>
		<category><![CDATA[pmi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel panorama italiano, le PMI (Piccole e Medie Imprese) rappresentano l&#8217;ossatura del tessuto economico, contribuendo in maniera significativa alla crescita [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.parryassociati.com/passaggio-generazionale-nelle-pmi-sfide-e-opportunita-nellera-digitale/">Passaggio Generazionale nelle PMI: Sfide e Opportunità nell&#8217;Era Digitale</a> proviene da <a href="https://www.parryassociati.com">Parry &amp; Associati</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel panorama italiano, le PMI <a href="https://www.parryassociati.com/strategie-per-micro-e-piccole-imprese/">(Piccole e Medie Imprese)</a> rappresentano l&#8217;ossatura del tessuto economico, contribuendo in maniera significativa alla crescita e all&#8217;occupazione. Tuttavia, queste realtà si trovano ad affrontare una sfida cruciale: il <strong>passaggio generazionale</strong>. Si tratta di un processo delicato e complesso che, se gestito in maniera non adeguata, può mettere a rischio la sopravvivenza stessa dell&#8217;azienda.</p>



<p>In un contesto in continua evoluzione, caratterizzato dall&#8217;avvento di <strong><a href="https://www.gsom.polimi.it/landing-page/formazione-su-misura/?gad_source=1&amp;gclid=Cj0KCQjwkdO0BhDxARIsANkNcrdn2PUT52-QIjPCc6nYlt5TLDKueTtGMaauN-Uaeh3SgotAm55QPusaAgrOEALw_wcB">nuove tecnologie innovative</a></strong>, e da una forte stretta sulla sostenibilità, il passaggio generazionale assume un&#8217;ulteriore complessità. Le nuove generazioni, spesso native digitali, possiedono competenze e visioni differenti rispetto ai predecessori, creando un divario che può ostacolare il passaggio di consegne.</p>



<p>Le criticità del passaggio generazionale sono molteplici e possono riguardare diverse aree aziendali:</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Quali sono le maggiori criticità del passaggio generazionale?</strong></h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Mancanza di pianificazione:</strong> Spesso il passaggio generazionale non viene pianificato con adeguato anticipo, creando situazioni di incertezza e potenziali conflitti all&#8217;interno dell&#8217;azienda.</li>



<li><strong>Comunicazione inefficace:</strong> La comunicazione tra le generazioni può essere difficile, ostacolando la comprensione reciproca e la condivisione di valori e obiettivi.</li>



<li><strong>Divergenze di visioni:</strong> Le nuove generazioni possono avere idee e visioni differenti rispetto ai predecessori, creando contrasti sul futuro dell&#8217;azienda.</li>



<li><strong>Mancanza di competenze:</strong> Le nuove generazioni potrebbero non possedere le competenze e l&#8217;esperienza necessarie per gestire l&#8217;azienda, richiedendo un periodo di affiancamento e formazione.</li>



<li><strong>Resistenza al cambiamento:</strong> La vecchia generazione potrebbe essere restia ad adottare nuove tecnologie e metodi di lavoro, ostacolando l&#8217;innovazione aziendale.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Quante aziende non sopravvivono al passaggio generazionale?</strong></h3>



<p>I dati sono allarmanti: si stima che in Europa solo il <strong>30%</strong> delle aziende familiari superi il passaggio alla seconda generazione, mentre la percentuale scende al <strong>13%</strong> per il passaggio alla terza generazione.</p>



<p>Queste cifre evidenziano la necessità di un approccio strutturato e consapevole al passaggio generazionale, al fine di garantire la continuità e il successo dell&#8217;azienda nel tempo.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Cosa si intende per passaggio generazionale?</strong></h4>



<p>Il passaggio generazionale è un processo che coinvolge il <strong>trasferimento della proprietà e del management di un&#8217;azienda da una generazione all&#8217;altra</strong>. Questo processo non si limita al semplice cambio di vertici, ma implica un vero e proprio passaggio di valori, competenze e conoscenze.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Quale strumento specifico ha introdotto il nostro ordinamento per superare il problema del passaggio generazionale nelle aziende?</strong></h4>



<p>Al fine di facilitare il passaggio generazionale, il legislatore italiano ha introdotto il <strong>patto di famiglia</strong>. Si tratta di uno strumento giuridico che consente di disciplinare in anticipo il passaggio delle quote societarie e la successione nella gestione dell&#8217;azienda. Il patto di famiglia può essere utilizzato anche per tutelare il patrimonio familiare e per prevenire potenziali conflitti tra gli eredi.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo del consulente nel passaggio generazionale</strong></h4>



<p>Un <strong>consulente esperto</strong> può svolgere un ruolo fondamentale nel favorire il passaggio generazionale, supportando l&#8217;azienda in diverse fasi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Pianificazione:</strong> Il consulente può aiutare l&#8217;azienda a definire un piano di passaggio generazionale strutturato e condiviso da tutte le parti coinvolte.</li>



<li><strong>Comunicazione:</strong> Il consulente può facilitare la comunicazione tra le generazioni, creando un ambiente di dialogo costruttivo e di reciproco ascolto.</li>



<li><strong>Mediazione:</strong> Il consulente può fungere da mediatore in caso di contrasti o divergenze di opinioni, aiutando a trovare soluzioni condivise.</li>



<li><strong>Formazione:</strong> Il consulente può supportare la formazione delle nuove generazioni, fornendo loro le competenze e le conoscenze necessarie per gestire l&#8217;azienda.</li>
</ul>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Osmosi delle mentalità: la chiave per un passaggio generazionale riuscito</strong></h4>



<p>Il successo del passaggio generazionale dipende in larga misura dalla capacità di creare un&#8217;<strong>osmosi</strong> tra le mentalità delle diverse generazioni. Le nuove generazioni devono poter apprendere l&#8217;esperienza e la saggezza dei predecessori, mentre le vecchie generazioni devono essere aperte al cambiamento e all&#8217;innovazione.</p>



<p>Il consulente può giocare un ruolo chiave nel favorire questo processo di osmosi, creando un ponte tra le generazioni e facilitando la realizzazione del progetto. </p>



<p>Il passaggio generazionale rappresenta una sfida cruciale per le PMI, ma con il giusto approccio e il supporto di un consulente esperto, può essere trasformato in un&#8217;opportunità per rafforzare l&#8217;azienda e proiettarla verso un futuro di successo.</p>



<p><strong>Parry &amp; Associati:</strong> Al fianco delle PMI per un passaggio generazionale sereno e proficuo</p>



<p><a href="https://www.parryassociati.com/">Parry &amp; Associati</a>, con la sua esperienza pluriennale nella consulenza alle aziende, offre un supporto completo per affrontare il passaggio generazionale con serenità e successo. I nostri consulenti esperti affiancheranno la tua azienda in ogni fase del processo, aiutandoti a definire una strategia efficace, a favorire la comunicazione tra le generazioni e a gestire il cambiamento in modo costruttivo.</p>



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