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Nel precedente articolo abbiamo illustrato le prime fasi della CSR/Sostenibilità. Infatti abbiamo trattato le definizioni, la storia, attraverso i primi studiosi del tema e il contesto. Inoltre abbiamo analizzato le Prime Linee Guida, le iniziative OCSE, ONU e le prime Direttive in materia. Ora arriviamo ai giorni d’oggi.

Green Deal Europeo

Commissione EuropeaLa Commissione Europea guidata da Ursula Von der Leyen ha messo in chiaro che nei primi anni di mandato la sua priorità sarà una sola: promuovere il Green Deal europeo. In particolare si tratta di una serie di misure per rendere più sostenibili e meno dannosi per l’ambiente la produzione di energia e lo stile di vita dei cittadini europei. Nelle intenzioni della Commissione Europea, il Green Deal «trasformerà l’Unione Europea in una società giusta e prospera, con un’economia di mercato moderna e dove le emissioni di gas serra saranno azzerate, e la crescita sarà sganciata dall’utilizzo delle risorse naturali».
È un progetto molto molto ambizioso, che interesserà direttamente decine di milioni di persone, a cui lavoreranno per anni tutte le principali istituzioni europee, e che ha l’ulteriore ambizione di dare il buon esempio nella lotta per contrastare il cambiamento climatico.

Cos’è il Green Deal

Concretamente, il Green Deal europeo sarà una «strategia», cioè una serie di misure di diversa natura, fra cui soprattutto nuove leggi e investimenti, che saranno realizzate nei prossimi trent’anni. Al momento la Commissione ha pianificato i primi due anni, cioè i più importanti per mettere a punto una struttura che sia in grado di reggere un progetto così ambizioso.
Al Green Deal lavoreranno sia la Commissione, l’organo esecutivo dell’Unione, sia il Parlamento e il Consiglio, che invece detengono il potere legislativo.

Ma, Quali obiettivi ha?

In particolare l’obiettivo principale è quello di fare la propria parte per limitare l’aumento del riscaldamento globale. Infatti secondo le stime del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) dell’ONU deve rimanere entro gli 1,5 °C rispetto all’epoca pre-industriale, per non causare danni enormi al pianeta e quindi alla specie umana. Per rispettare questo limite, stabilito dagli Accordi di Parigi del 2015, l’Unione Europea si è impegnata ad azzerare le proprie emissioni inquinanti nette entro il 2050, e a rispettare obiettivi intermedi per il 2030 e il 2040. Da questo obiettivo principale, a cascata, ne derivano altri più specifici. Quindi le aziende dovranno impegnarsi e le pratiche di CSR in area ambientale saranno predominanti e ben in linea con questo importante progetto.

QUADRO NORMATIVO E LINEE GUIDA

L’adozione, da parte del Consiglio Europeo in data Settembre 2014, della già nominata Direttiva sulla Comunicazione di Informazioni di carattere non finanziario da parti di grandi imprese, prevede che le grandi aziende europee, producano annualmente una dichiarazione su temi ambientali, sociali, sul personale, sul rispetto dei diritti umani e sulla lotta alla corruzione.
Il testo della Direttiva 2014/95/Ue è stato approvato il 29 Settembre 2014 dal Consiglio dell’Unione Europea . Il parlamento italiano ha recepito nella legislazione nazionale questa direttiva.
Gli Obiettivi principali sono: Migliorare la trasparenza e l’accountability di alcune grandi imprese sui temi non finanziari, in particolare nei seguenti ambiti:
Ambiente, Politiche sociali e legate ai dipendenti, Diritti umani e anticorruzione.

Chi è coinvolto?

I Soggetti Coinvolti sono le Imprese con le seguenti caratteristiche:
Bilancio > 20 milioni o fatturato netto > 40 milioni
Organico > 500 dipendenti
Enti di interesse pubblico
Tempi : Gli Stati Membri hanno dovuto recepire la Direttiva entro il 6 Dicembre 2016,e le aziende hanno dovuto riportare le informazioni a partire dall’ anno di rendicontazione 2017.

Linee Guida Ocse

Linee Guida OcseLe “Linee Guida dell’OCSE destinate alle imprese multinazionali” sono un corpo di raccomandazioni rivolte dai Governi firmatari della Dichiarazione OCSE del 27 giugno 2000 alle imprese multinazionali. Contengono “principi e norme volontari per un comportamento responsabile delle imprese, conforme alle leggi applicabili”. Esse si prefiggono di stimolare il contributo positivo che le imprese multinazionali possono apportare al progresso economico, ambientale e sociale e di minimizzare le difficoltà che possono essere determinate dalle loro diverse operazioni.
Questo corpo di raccomandazioni si è progressivamente evoluto nel tempo per adeguarsi ai profondi cambiamenti intervenuti nel contesto economico mondiale. In particolare la crescente globalizzazione, l’interdipendenza sempre più marcata delle economie nazionali, il ricorso alla cooperazione quale strumento di stabilizzazione e di equilibrio internazionale.

L’importanza delle Imprese

Con la sottoscrizione delle “Linee Guida” i Governi firmatari sanciscono l’importanza dell’attività delle imprese multinazionali. Inoltre attribuiscono loro il ruolo di potenziale fattore di sviluppo delle economie in quanto capaci di trasferire conoscenze e capacità tecnologiche, stimolare iniziative imprenditoriali locali, realizzare investimenti eco-sostenibili, introdurre metodologie di lavoro migliori e modelli industriali avanzati.
Attraverso le Linee Guida si intende far fronte alle preoccupazioni suscitate da uno sviluppo economico che incide su beni essenziali quali l’ambiente, l’emancipazione sociale ed economica, la tutela della concorrenza. Soprattutto attraverso il ricorso a condotte responsabili che consentono di superare le difformità esistenti tra i diversi ordinamenti giuridici a favore della società e dello sviluppo sostenibile.
Pertanto, il campo di applicazione delle “Linee Guida” riguarda tutti i settori produttivi e travalica le multinazionali per estendersi anche all’intera catena di fornitura delle imprese ed alle PMI.

Il testo è articolato in due parti

Parte I:
La Parte I contiene la descrizione dei comportamenti e delle modalità operative alle quali si devono attenere le imprese multinazionali nell’esercizio dell’attività e nella gestione dei rapporti con i terzi, direttamente od indirettamente, coinvolti nel loro operato. In particolare, le raccomandazioni riguardano i seguenti ambiti dell’attività delle imprese: Divulgazione di Informazioni, Diritti Umani, Occupazione e Relazioni Industriali, Ambiente, Lotta alla Corruzione e alla Concussione, Interessi del Consumatore, Scienza e Tecnologia, Concorrenza, Fiscalità.
Parte II:
La Parte II è dedicata alla descrizione della struttura e dell’attività degli organismi strumentali alla corretta diffusione ed applicazione delle Linee Guida, quali i Punti di Contatto Nazionali (PCN) ed il Comitato degli Investimenti dell’OCSE.

L’aggiornamento del 2011

A dieci anni dall’ultima revisione delle Linee Guida ed alla luce dei notevoli mutamenti dello scenario economico internazionale e delle nuove istanze etiche scaturite dall’attuale crisi economico-finanziaria, in occasione della riunione annuale dei PCN del 2009 è stato lanciato il processo di aggiornamento delle Linee Guida. Alla riunione di giugno 2009 del Consiglio dell’OCSE a livello ministeriale, è stata avviata una vasta consultazione sull’aggiornamento delle Linee Guida OCSE “per aumentare la loro rilevanza e chiarire le responsabilità del settore privato”. I Governi firmatari hanno definito i termini di riferimento (le materie oggetto) dell’aggiornamento, nell’aprile 2010.
In occasione della Conferenza Ministeriale per il 50mo anniversario dell’OCSE, i 42 Governi firmatari delle Linee Guida ne hanno, infine, adottato la versione aggiornata.

Tra gli aspetti qualificanti dell’aggiornamento segnaliamo:

l’inserimento di un capitolo (IV) riservato al rispetto dei diritti umani, con l’espressa responsabilità dell’impresa e dei suoi partners di rispettarli nelle proprie attività e richiamo dei principali standards internazionali;
il rafforzamento della lotta al lavoro forzato e minorile;
un maggior legame tra i diritti dei lavoratori (definiti non più “employees” ma “workers employed”) e i dritti umani;
l’aggiornamento degli strumenti e standards richiamati nelle LG.

Due Diligence e Catena di fornitura

La responsabilità dell’impresa di implementare un sistema di due diligence per la prevenzione dei rischi nelle materie delle LG.
L’espressa responsabilità dell’impresa per le attività della propria catena di fornitura con effetti sulle materie delle LG. La promozione di un comportamento responsabile nei propri partners di affari.
La responsabilità dell’impresa per un rapporto corretto con gli stakeholders.
Ma anche Importanti innovazioni nella procedura per la gestione delle istanze, tese a rafforzare la collaborazione tra PCN, a risolvere talune particolari fattispecie complesse, ad assicurare maggior trasparenza e determinatezza.

Agenda ONU 2030

Il 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile e i relativi 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs nell’acronimo inglese), articolati in 169 Target da raggiungere entro il 2030. È un evento storico, sotto diversi punti di vista. Infatti riportiamo da ASVIS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile)
“È stato espresso un chiaro giudizio sull’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale. In questo modo, ed è questo il carattere fortemente innovativo dell’Agenda, viene definitivamente superata l’idea che la sostenibilità sia unicamente una questione ambientale e si afferma una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo.

Tutti devono contribuire

Tutti i Paesi sono chiamati a contribuire allo sforzo di portare il mondo su un sentiero sostenibile, senza più distinzione tra Paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo, anche se evidentemente le problematiche possono essere diverse a seconda del livello di sviluppo conseguito. Ciò vuol dire che ogni Paese deve impegnarsi a definire una propria strategia di sviluppo sostenibile che consenta di raggiungere gli SDGs, rendicontando sui risultati conseguiti all’interno di un processo coordinato dall’Onu.
L’attuazione dell’Agenda richiede un forte coinvolgimento di tutte le componenti della società, dalle imprese al settore pubblico, dalla società civile alle istituzioni filantropiche, dalle università e centri di ricerca agli operatori dell’informazione e della cultura.”

sviluppo sostenibileEcco l’elenco dei 17 Sustainable Development Goals (SDGs) approvati dalle Nazioni Unite per i prossimi 15 anni.

 

Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs)
1: Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo
2: Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile
3: Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età
4: Un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti
5: Raggiungere l’uguaglianza di genere, per l’empowerment di tutte le donne e le ragazze
6: Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie.                                                                                                                                                   7: Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni
8: Incentivare una crescita economica, duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti.

Inoltre

9: Costruire una infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile
10: Ridurre le disuguaglianze all’interno e fra le Nazioni
11: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili
12: Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo
13: Adottare misure urgenti per combattere i cambiamenti climatici e le sue conseguenze
14: Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile.

e per finire

15: Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica
16: Promuovere società pacifiche e più inclusive per uno sviluppo sostenibile; offrire l’accesso alla giustizia per tutti e creare organismi efficaci, responsabili e inclusivi a tutti i livelli
17: Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile

COME PRESIDIARE EFFICACEMENTE LE ATTIVITA’ DI CSR

Diverse possono essere le iniziative in ambito CSR, a seconda del settore di appartenenza, degli stakeholder e delle criticità percepite dal pubblico di riferimento. Di seguito suggeriamo sinteticamente le fasi previste dalla nostra metodologia per l’individuazione, l’avvio e il consolidamento di un percorso strutturato di CSR.

Mappatura attività CSR azienda momento t0

Verranno analizzate tutte le iniziative poste in essere, trasversali all’azienda, che possano essere ricondotte ad attività di CSR. E’ uno sforzo di coinvolgimento di tutte le funzioni aziendali potenzialmente impattate da programmi di CSR.

Mappatura degli Stakeholder

Lo scopo di questa prima fase è quello di identificare i soggetti interessati (portatori di interesse) dalle attività dell’azienda in termini economici, ambientali e sociali. In questa fase l’azienda analizzerà e identificherà sia gli impatti più rilevanti connessi alle sue attività ed alla sua strategia, sia gli Stakeholder soggetti a questi impatti. Parry suggerirà la metodologia più appropriata per lo sviluppo di questa fase progettuale, ma solo dopo una sessione di approfondimento a livello organizzativo.

Benchmark attività in area CSR

Contestualmente sarà opportuno analizzare e monitorare il percorso CSR di eventuali Competitors. Le finalità di queste attività sono direttamente collegate alla volontà di acquisire ulteriori elementi di contesto e di stabilire tratti differenzianti nelle attività dell’azienda.

Definizione piano di approccio in area CSR

Terminate le prime due fasi, occorrerà definire il piano strategico, attraverso l’individuazione delle aree tematiche o issue sulle quali l’azienda dovrà tracciare le direttrici di sviluppo in area CSR. Una volta definite le aree tematiche/ issue e gli Stakeholder di riferimento, si procederà alla stesura di un piano di CSR inclusivo di attività e azioni concrete.

Piano di valorizzazione programma di CSR e di eventuali “best practice”

Questa fase di lavoro si compone di 2 momenti:
Da un lato verrà svolta attività di valorizzazione di eventuali best practice già poste in essere dall’azienda e contestualmente verrà definito un piano di attività di Stakeholder Engagement relativo alle iniziative incluse nel programma di CSR realizzato.
Per ogni attività di valorizzazione verranno stabiliti:
Obiettivi e risultati attesi
Comunicazione a supporto
Modalità di coinvolgimento Stakeholder
Monitoraggio e Rendicontazione

Fase di rendicontazione

E’ assoluta l’importanza della fase di rendicontazione per aziende strutturate in ambito CSR. Ne parliamo più avanti

Le Fasi del Piano di CSR

Ricapitolando, queste sono la fasi di un Piano di CSR
Mappatura attività CSR azienda momento t0
Mappatura degli Stakeholder
Benchmark in area CSR
Definizione piano di approccio in area CSR
Piano di valorizzazione «best practice» Cliente in area CSR
Rendicontazione e monitoraggio

Finisce il secondo Capitolo della “CSR dalle Origini ad Oggi”Parry e la CSR. Il Terzo Capitolo sarà pubblicato prossimamente.

 

www.parryassociati.com