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La sostenibilità fa bene al business, ma pochi sono coinvolti . I risultati della quinta edizione di Sustainability Sentiment, la ricerca messa in campo da Aida Partners e Message, che ha coinvolto 91 società italiane di cui 81 quotate.Tempo di bilanci, anche di sostenibilità e, così come ai risultati aziendali tutti concorrono, anche per la sostenibilità c’è bisogno dell’apporto di tutti gli stakeholder coinvolti, azienda, lavoratori, clienti e fornitori. Un punto di vista condivisibile, certo, ma quanto questo coinvolgimento c’è ed è cercato?A rispondere ci prova la quinta edizione di Sustainability Sentiment, una ricerca messa in campo da Aida Partners e Message, che ha coinvolto 91 società italiane di cui 81 quotate. Cominciamo da una definizione condivisa dal 96% degli intervistati (Ceo, CSR manager, responsabili marketing e comunicazione): “La sostenibilità è un modello di gestione dell’impresa che, attraverso il coinvolgimento degli Stakeholder, ne migliori le performance ambientali, sociali ed economiche massimizzando Reputazione e Valore”.La misurazione degli sforzi diventa sempre più importante ed è infatti cresciuta dell’11% rispetto al 2012 ma la musica cambia quando si passa al coinvolgimento degli stakeholder, che invece è sceso del 3%. Un punto, invece, sembra essere passato nell’ultimo lustro: senza l’appoggio dei primi livelli, la sostenibilità rimane solo un’attività collaterale, infatti cresce del 125% il coinvolgimento dei vertici nelle questioni di CSR.Uno sprone è la sempre più diffusa opinione che questa crei valore (+14% dal 2015) e ancora di più per i mercati finanziari (+26%). La correlazione tra sostenibilità e profitto e fatturato, fino ad ora non particolarmente rilevante, fa un balzo in avanti (+172% e +82%) pur rimanendo nella seconda parte della classifica; mentre la reputazione continua a crescere, rimanendo saldamente al primo posto. Un dato che fa riflettere: la reputazione oggi sta assumendo un valore economico sempre più rilevante, anche perché grazie alla sempre più ampia disponibilità di informazioni è … facilissimo perderla. Ma chi sono gli stakeholder? Anche qui la ricerca ci fornisce una definizione liberamente presa da Alan Freeman: “Gli stakeholder sono tutti coloro che influenzano la capacita? dell’impresa di raggiungere i propri obiettivi”. Sembrerebbero importanti ma nei fatti invece non lo sono granché: lo sforzo di coinvolgimento di azionisti e risorse umane scende del 6%. Non va meglio se consideriamo l’importanza attribuite alle istanze delle singole categorie: solo i media tengono, appena sotto azionisti e clienti, in caduta libera gli investitori etici (-10%).Stranamente, però, gli strumenti per comunicare la sostenibilità mettono le ali ai piedi e così le analisi di materialità raddoppiano e i progetti di partnership aumentano del 76%. Così sintetizza Riccardo Taverna, di Aida and Partners: “La sostenibilità sta entrando con maggiore forza nella catena del valore: e’ sempre più misurabile e correlabile con il valore e sta tornando prepotentemente nel CdA” e queste sono le notizie buone … ma “la componente sociale della sostenibilità non viene gestita per massimizzare il valore. Inoltre ci sono concreti segnali di disimpegno dello stakeholder engagement”; quindi, se le aziende continueranno su questa strada, correranno il rischio di essere autoreferenziali, per la serie “me la canto e me la suono” con conseguente rischio di credibilità e, se la reputazione è così importante, forse è il caso di farci una riflessione.

Sorgente: La sostenibilità fa bene al business, ma pochi sono coinvolti – Repubblica.it