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	<title>CSRD E NORMATIVA ESG Archivi - Parry &amp; Associati</title>
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	<description>sostenibilità, digital marketing e social media</description>
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	<title>CSRD E NORMATIVA ESG Archivi - Parry &amp; Associati</title>
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		<title>Normativa ENormativa ESG per le PMI della Moda: la Guida Completa al 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Parry]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 17:58:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[CSRD E NORMATIVA ESG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La moda italiana è nel mezzo di una rivoluzione normativa. Sei pronto? Il settore fashion è da sempre uno dei [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.parryassociati.com/normativa-enormativa-esg-per-le-pmi-della-moda-la-guida-completa-al-2026/">Normativa ENormativa ESG per le PMI della Moda: la Guida Completa al 2026</a> proviene da <a href="https://www.parryassociati.com">Parry &amp; Associati</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="4965" class="elementor elementor-4965" data-elementor-post-type="post">
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<p class="wp-elements-3"><strong>La moda italiana è nel mezzo di una rivoluzione normativa. Sei pronto?</strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Il settore fashion è da sempre uno dei simboli del Made in Italy nel mondo. Ma oggi, per la prima volta, essere un&#8217;eccellenza non basta più: bisogna anche dimostrarlo con dati, documentazione e trasparenza certificata.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Dal Digital Product Passport al Regolamento Ecodesign, dalla Direttiva Greenwashing alla Responsabilità Estesa del Produttore, il quadro normativo europeo sta ridisegnando le regole del gioco per tutte le imprese tessili e dell&#8217;abbigliamento — grandi e piccole.</p>

<p class="wp-block-paragraph">In questo articolo trovi una mappa completa delle normative ESG che interessano le PMI della moda nel 2026, con le scadenze concrete e le priorità operative. In fondo puoi scaricare la scheda settoriale gratuita e fare il nostro ESG Diagnostic.</p>

<p>Il contesto: perchè il 2026 è un anno cruciale per la moda</p>

<p class="wp-block-paragraph">Il Monitor for Circular Fashion Report 2025/2026 di SDA Bocconi evidenzia come la regolamentazione europea, il Digital Product Passport e l&#8217;intelligenza artificiale stiano accelerando la trasformazione del settore tessile, rendendo circolarità, competenze e collaborazione leve strategiche per innovazione e crescita.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Non è più una questione di sensibilità ambientale o di marketing green. È una questione di accesso al mercato: le imprese che non si adeguano rischiano di non poter più vendere nell&#8217;Unione Europea o di perdere contratti con i grandi retailer già soggetti agli obblighi CSRD.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><em>La circolarità nella moda non è più un&#8217;opzione, bensı̀ una leva strategica di competitività industriale.</em></p>

<h3 class="wp-block-heading">Le 5 normative chiave per le PMI della moda</h3>

<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. ESPR — Il Regolamento Ecodesign (UE 2024/1781)</strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Il Regolamento per la Progettazione Ecocompatibile dei Prodotti Sostenibili è entrato in vigore il 18 luglio 2024 ed è lo strumento più impattante per il settore fashion nei prossimi anni. Il tessile è esplicitamente tra le categorie prioritarie del Working Plan 2025-2030. Gli atti delegati specifici per l&#8217;abbigliamento sono attesi tra fine 2026 e 2027 e introdurranno requisiti su:</p>

<ul class="wp-block-list">
<li>Durabilità e riparabilità del prodotto</li>

<li>Contenuto di materiali riciclati minimo</li>

<li>Smontabilità per il fine vita</li>

<li>Digital Product Passport obbligatorio</li>

<li>Divieto di distruggere tessuti e calzature invenduti (grandi imprese, luglio 2026)</li>
</ul>

<figure class="wp-block-table">
<table class="has-fixed-layout">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Cosa fare ora</strong> Avviare un&#8217;analisi LCA sui prodotti principali e mappare la composizione dei materiali. Chi parte prima avrà meno fretta quando arriveranno gli atti delegati.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</figure>

<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Digital Product Passport (DPP) — La carta d&#8217;identità digitale del prodotto</strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Il DPP è la novità più concreta per le imprese fashion. Introdotto dal Regolamento ESPR (UE 2024/1781), assegna a ciascun bene immesso sul mercato europeo un&#8217;identità digitale con tutte le informazioni rilevanti sulla sua sostenibilità. I marchi dovranno esporlo tramite QR code sulle etichette o direttamente sui siti e-commerce. Il DPP dovrà contenere:</p>

<ul class="wp-block-list">
<li>Carbon footprint di prodotto e analisi del ciclo di vita (LCA)</li>

<li>Percentuale di materiali riciclati e provenienza geografica</li>

<li>Grado di riparabilità e istruzioni per il fine vita</li>

<li>Tracciabilità della filiera produttiva</li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph">La principale criticità per le PMI italiane riguarda la gestione della supply chain: molte lavorano con fornitori distribuiti in più paesi, spesso senza sistemi digitali di tracciabilità. Nel marzo 2026 il JRC della Commissione Europea ha pubblicato la metodologia tecnica definitiva (JRC145830) per i requisiti di dati del DPP nel tessile: i tempi si stanno accorciando.</p>

<figure class="wp-block-table">
<table class="has-fixed-layout">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Scadenze</strong> Atti delegati per il tessile attesi tra fine 2026 e 2027. Le imprese avranno poi 18 mesi per adeguarsi.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</figure>

<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Direttiva Greenwashing (UE 825/2024) — In vigore ora</strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Questa è la norma con l&#8217;impatto più immediato. In vigore dal 26 marzo 2024 e in fase di recepimento nazionale, vieta esplicitamente:</p>

<ul class="wp-block-list">
<li>Dichiarazioni ambientali generiche: &#8220;eco-friendly&#8221;, &#8220;green&#8221;, &#8220;sostenibile&#8221;, &#8220;rispetta la natura&#8221; senza prove verificabili</li>

<li>Claim basati su compensazioni di CO2 che non riducono le emissioni dirette del prodotto</li>

<li>Marchi di sostenibilità non certificati da terze parti accreditate</li>
</ul>

<figure class="wp-block-table">
<table class="has-fixed-layout">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Cosa fare ora</strong> Audit completo dei materiali di comunicazione: sito, cataloghi, etichette, social media. Rimuovi o documenta con certificazione ogni claim ambientale presente.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</figure>

<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. EPR — Responsabilità Estesa del Produttore per il tessile</strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">La Responsabilità Estesa del Produttore obbliga produttori e importatori di abbigliamento a contribuire finanziariamente alla raccolta, al riutilizzo e al riciclo dei prodotti tessili a fine vita. L&#8217;Italia è in fase di recepimento nel 2025-2026. Nella pratica le imprese dovranno:</p>

<ul class="wp-block-list">
<li>Iscriversi a un sistema collettivo di gestione EPR</li>

<li>Pagare un contributo proporzionale ai volumi immessi sul mercato</li>

<li>Rendicontare annualmente i quantitativi di prodotto</li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph">Chi è coinvolto: qualsiasi impresa che produce o importa abbigliamento, calzature e accessori tessili sul mercato italiano o europeo, indipendentemente dalla dimensione.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><strong>5. CSRD e l&#8217;effetto filiera — La pressione che arriva dai grandi clienti</strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Le PMI della moda non sono direttamente soggette agli obblighi CSRD. Con il Pacchetto Omnibus I (Direttiva UE 2026/470, in vigore dal 18 marzo 2026) la soglia è salita a oltre 1.000 dipendenti E 450 milioni di euro di fatturato. Ma questo non significa poter ignorare il tema.</p>

<p class="wp-block-paragraph">I grandi brand soggetti a CSRD devono rendicontare anche le emissioni e i dati ESG della loro filiera (Scope 3). Una PMI che produce conto terzi può trovarsi a dover rispondere a questionari su: emissioni del ciclo produttivo, percentuale di materiali certificati, politiche di lavoro equo, codice etico, sicurezza sul lavoro. Rifiutarsi equivale spesso a perdere il contratto.</p>

<figure class="wp-block-table">
<table class="has-fixed-layout">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Lo standard VSME</strong> Pubblicato da EFRAG (dicembre 2024), raccomandato dalla Commissione UE (luglio 2025). È lo strumento progettato esattamente per rispondere a queste richieste in modo strutturato e proporzionato. Il Value Chain Cap protegge le PMI da richieste di dati sproporzionate.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</figure>

<h3 class="wp-block-heading">Le priorità operative per le PMI della moda nel 2026</h3>

<ol class="wp-block-list">
<li>Priorità 1 — Audit della comunicazione (da fare subito). Verifica tutti i claim ambientali su sito, etichette, cataloghi e social. La Direttiva Greenwashing è già in vigore.</li>

<li>Priorità 2 — Mappatura della filiera. Identifica fornitori di materie prime, composizione dei materiali e origine geografica. È il requisito base per il futuro DPP.</li>

<li>Priorità 3 — Adozione del VSME Base. Struttura una risposta organizzata alle richieste ESG dei grandi clienti: consumi energetici, emissioni, salute e sicurezza, codice etico.</li>

<li>Priorità 4 — Preparazione al DPP. Raccogli e organizza i dati di prodotto: composizione materiali, country of origin, istruzioni per la cura e il fine vita.</li>

<li>Priorità 5 — Monitoraggio EPR. Tieni d&#8217;occhio il recepimento italiano dell&#8217;obbligo EPR tessile e preparati all&#8217;iscrizione al sistema di gestione collettiva.</li>
</ol>

<h3 class="wp-block-heading">Il vantaggio di chi inizia oggi</h3>

<p class="wp-block-paragraph">Le imprese che sapranno utilizzare il Digital Product Passport non solo per adempiere agli obblighi, ma come strumento di comunicazione affidabile e basato su dati, potranno rafforzare la propria brand reputation, consolidare la fiducia degli stakeholder e differenziarsi in modo duraturo rispetto ai concorrenti.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Le PMI della moda che iniziano oggi il percorso ESG non stanno solo rispondendo a un obbligo futuro: stanno costruendo un vantaggio competitivo reale con filiere più trasparenti, prodotti più credibili e relazioni più solide con i grandi buyer internazionali.</p>

<p class="has-ast-global-color-5-color has-ast-global-color-2-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-4 wp-block-paragraph"> </p>

<p class="wp-block-paragraph"> </p>
								</div>
				</div>
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												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">Le PMI della moda sono obbligate alla CSRD?</a>
					</div>
					<div id="elementor-tab-content-1211" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="1" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-1211"><p>No. Con la Direttiva UE 2026/470 (Pacchetto Omnibus I, in vigore dal 18 marzo 2026), la soglia per l&#8217;obbligo CSRD è salita a oltre 1.000 dipendenti E oltre 450 milioni di euro di fatturato. La grande maggioranza delle PMI fashion italiane è esclusa. Tuttavia, le PMI fornitrici di grandi brand soggetti a CSRD subiscono una pressione indiretta significativa attraverso l&#8217;effetto filiera.</p></div>
				</div>
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														</span>
												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">Cos'è il Digital Product Passport per il settore moda?</a>
					</div>
					<div id="elementor-tab-content-1212" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="2" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-1212"><p>È una carta d&#8217;identità digitale del prodotto, introdotta dal Regolamento ESPR (UE 2024/1781, in vigore dal 18 luglio 2024). Per il tessile raccoglierà informazioni su: composizione dei materiali, carbon footprint, tracciabilità della filiera, grado di riparabilità e istruzioni per il fine vita. I brand dovranno esporlo tramite QR code sulle etichette o sui siti e-commerce. Atti delegati per il tessile attesi tra fine 2026 e 2027, con 18 mesi successivi per l&#8217;adeguamento</p></div>
				</div>
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												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">Cosa rischia un'azienda fashion che usa claim "green" non certificati?</a>
					</div>
					<div id="elementor-tab-content-1213" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="3" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-1213"><p>La Direttiva Greenwashing (UE 825/2024), in vigore dal 26 marzo 2024, vieta esplicitamente l&#8217;uso di dichiarazioni ambientali generiche come &#8220;eco-friendly&#8221;, &#8220;green&#8221;, &#8220;sostenibile&#8221; senza prove verificabili e certificazione di terze parti accreditate. Le sanzioni includono ammende proporzionali al fatturato, obbligo di rimozione dei claim e potenziali danni reputazionali significativi.</p></div>
				</div>
							<div class="elementor-accordion-item">
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												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">Cos'è il VSME e perchè è utile per una PMI della moda?</a>
					</div>
					<div id="elementor-tab-content-1214" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="4" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-1214"><p>Il VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs) è lo standard ESG volontario pubblicato da EFRAG nel dicembre 2024 e raccomandato dalla Commissione Europea il 30 luglio 2025. Il Modulo Base copre: consumi energetici, emissioni GHG, salute e sicurezza, dati sul personale, codice etico. Adottarlo consente di rispondere in modo strutturato alle richieste ESG dei grandi clienti e di attivare il Value Chain Cap, che protegge le PMI da richieste di dati sproporzionate.</p></div>
				</div>
							<div class="elementor-accordion-item">
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												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">Entro quando le PMI della moda devono prepararsi al DPP?</a>
					</div>
					<div id="elementor-tab-content-1215" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="5" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-1215"><p>Gli atti delegati ESPR per il tessile sono attesi tra fine 2026 e 2027. Le imprese avranno poi 18 mesi per adeguarsi. Il consiglio è di iniziare oggi la mappatura della filiera e la raccolta dei dati di prodotto, per non trovarsi in emergenza quando le scadenze saranno ravvicinate.</p></div>
				</div>
							<div class="elementor-accordion-item">
					<div id="elementor-tab-title-1216" class="elementor-tab-title" data-tab="6" role="button" aria-controls="elementor-tab-content-1216" aria-expanded="false">
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												<a class="elementor-accordion-title" tabindex="0">Cosa prevede la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il tessile?</a>
					</div>
					<div id="elementor-tab-content-1216" class="elementor-tab-content elementor-clearfix" data-tab="6" role="region" aria-labelledby="elementor-tab-title-1216"><p>La EPR per il tessile, prevista dalla revisione della Direttiva Quadro Rifiuti (UE 2018/851), obbliga produttori e importatori di abbigliamento a contribuire finanziariamente ai sistemi di raccolta, riutilizzo e riciclo dei prodotti a fine vita. L&#8217;Italia è in fase di recepimento nel 2025-2026. Tutte le imprese che immettono prodotti tessili sul mercato italiano sono coinvolte, indipendentemente dalla dimensione.</p></div>
				</div>
								</div>
						</div>
				</div>
					</div>
		</div>
					</div>
		</section>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.parryassociati.com/normativa-enormativa-esg-per-le-pmi-della-moda-la-guida-completa-al-2026/">Normativa ENormativa ESG per le PMI della Moda: la Guida Completa al 2026</a> proviene da <a href="https://www.parryassociati.com">Parry &amp; Associati</a>.</p>
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